Comportamento e ruolo delle emozioni

La nostra scrittura tra natura e cultura

Il segno grafico, inteso come fenomeno da cui trarre indizi e significati, considerato dal punto di vista simbolico, trova il suo fondamento scientifico nelle radici neurobiologiche che lo sottendono e nelle strutture emozionali e corticali implicate.

Ogni nostro comportamento, compreso quello scrittorio, è il prodotto delle interconnessioni delle strutture cerebrali e della loro gestione dell’esperienza emozionale.

 Le emozioni sono “stati mentali, delle cui motivazioni possiamo essere pienamente consapevoli, ma che viviamo anche senza una adeguata conoscenza delle cause”. Accade di essere disponibili o scontrosi senza saperne il perché o di prendere decisioni importanti senza avere piena coscienza di tutti gli elementi.

Antonio Damasio, collegando il processo del ragionamento a quello decisionale, ha evidenziato il ruolo del corpo nel processo intellettivo, razionale, decisionale introducendo la nozione di “marcatore somatico”, in base al quale il processo cognitivo umano risulta esteso all’intero organismo, non solo alle strutture corticali. L’errore di Cartesio è stato quello di non capire che l’apparato della razionalità si ècostituito a partire da quello della regolazione biologica.

Il processo decisionale, la scelta tra due alternative, sono ben lontani dall’essere solo una minuziosa analisi razionale dei pro e dei contra di ciascuna scelta: anzi, prima ancora di cominciare a pensare alla soluzione del problema, se viene, anche per un attimo, a mente un possibile esito negativo connesso con una determinata opzione di risposta, si avverte una sensazione spiacevole alla bocca dello stomaco.

La connessione tra un marcatore somatico negativo ed un particolare esito futuro agisce come un campanello d’allarme. Quando invece si associa un marcatore positivo, esso diviene fattore d’incentivazione. I marcatori somatici non hanno funzione decisionale, ma sostengono i ragionamenti e le relative decisioni.

Emozioni e memoria delle esperienze passate

Il processo decisionale coinvolge anche il nostro corpo in quanto gli stimoli ambientali sono in primis elaborati proprio dal corpo. È in relazione agli eventi che modificano il corpo che si formano i marcatori somatici e la coscienza. Di qui la definizione di marcatore somatico: esso riguarda uno stato somatico e contrassegna un’immagine (marcatore).

 Le emozioni sono un fattore imprenscindibile di interazione tra l’ambiente con i suoi stimoli e i processi decisionali. L’essenza del decidere è scegliere, tra le tante possibili opzioni, un’azione utile a risolvere il problema del momento.

 Per lo più ricorriamo a strategie che fanno riferimento agli esiti di passate esperienze che abbiano una qualche analogia con quelle del presente e le cui tracce, non necessariamente coscienti, richiamano in noi emozioni e sentimenti con connotazioni negative o positive.

 Una soluzione appare vantaggiosa se è utile ai fini individuali e sociali: sopravvivenza dell’individuo, del gruppo parentale, sicurezza, benessere fisico-mentale, ecc.

I comportamenti umani sono dunque influenzati dall’associazione tra fattori biologici e fenomeni culturali-ambientali: le cortecce prefrontali ricevono segnali dalle zone somato-sensitive, dall’ambiente, dal corpo in continua trasformazione a causa dell’adattamento all’ambiente e alle necessità preferenziali dell’organismo, dai pensieri che si riferiscono al mondo esterno. Le cortecce prefrontali hanno la funzione importante di associare la percezione degli stati corporei, i sentimenti, agli eventi che li hanno causati e di stabilire classificazioni delle situazioni in cui un organismo è stato coinvolto. Le varie situazioni e relative esperienze vengono ordinate in categorie (Deragna) Le cortecce prefrontali stabiliscono come un organismo deve reagire secondo le sue preferenze, in accordo con l’importanza che il soggetto attribuisce alle varie situazioni in base alla propria esperienza. Qui entrano in gioco l’individualità e la variabilità delle risposte soggettive.

“Ogni emozione ci spinge in una direzione che, nel corso dell’evoluzione, si è dimostrata migliore di altre circostanze ricorrenti”.

Emozioni, rappresentazioni simboliche e direzione del movimento grafico

Secondo l’ipotesi del marcatore somatico i movimenti verso l’Alto, verso il Basso, verso Destra e verso Sinistra sarebbero determinati dall’attività inconsapevole della mente nell’operare scelte decisionali preselezionate.

“Il cervello umano è un sistema autorganizzato, aperto ed in costante scambio relazionale con il mondo esterno, pronto ad apprendere, costruire e ricostruire i tanti possibili contenuti culturali con cui in ogni momento interagisce: il cervello non solo elabora le informazioni provenienti dall’ambiente esterno attraverso gli organi di senso, ma si fa attivo e autonomo produttore di rappresentazioni che proietta sul mondo, ricreandolo continuamente”

L’associazione tra un certo tipo di oggetti/eventi ed un certo genere di emozione avviene sulla

base di rappresentazioni predisposizionali in parte innate ed in parte acquisite, anche se

quest’ultime si attuano sotto l’influenza di disposizioni innate. Tuttavia è l’esperienza personale, che è unica, che modula tale processo per ogni singolo individuo

Movimento verso Destra, in avanti:

dal punto di vista neurobiologico le sollecitazioni positive del marcatore somatico inducono nell’individuo un’accentuazione di tutti i processi mentali: spinta all’azione, accelerazione delle associazioni ideative, ottimismo, attività propulsiva e propositiva in genere.

Movimento verso Sinistra, regressivo:

le sollecitazioni negative del marcatore somatico, a seguito di contesti che generano situazioni di insicurezza e di frustrazione dei bisogni fondamentali, producono a livello neurale un rallentamento e/o inibizione del normale movimento destrorso con accentuazione del controllo neurofisiologico e prevalenza dei muscoli pronatori. La forza simbolica di attrazione esercitata sulla scrittura dal lato sinistro del foglio si oggettiva in una grafia regressiva che può indicare introversione, visione pessimistica delle cose, riduzione dell’attività propositiva, posizione difensiva.

Movimento verso l’alto:

alle sollecitazioni accentuatamente positive del marcatore somatico i circuiti neurali, insieme alla concomitante prevalenza dei muscoli supinatori, possono rispondere con una funzione euforizzante sul pensiero, da cui conseguono la propensione dell’individuo ad una maggiore produzione immaginativa, la stimolazione al perfezionamento fino ad una sensazione di forza e di potenza.

Movimento verso il basso:

 indica la tendenza a cedere di fronte alle difficoltà piuttosto che a opporsi. La resistenza nei confronti dell’ambiente è minima e l’Io, non favorito nel proprio processo evolutivo, percepisce chiaramente i propri limiti di azione e di energia propositiva.

Gli stati emozionali differiscono da individuo a individuo per intensità emotiva, persistenza, modulazione e regolazione delle emozioni.

Alla direzione del movimento si affianca una costellazione di segni grafologici la cui presenza ed intensità permette la valutazione della forza della corrispondente tendenza, che può risultare enfatizzata, inibita oppure compensata. Contemporaneamente se ne deduce la dialettica tra influenza del passato e orientamento al futuro, tra prudenza e coinvolgimento, tra soggetto ed oggetto, tra Io ed Ambiente.

Le singole indicazioni ed i singoli segni grafologici non devono mai essere considerati in assoluto, ma sempre in relazione al contesto grafico ed alle sindromi grafologiche, dalla cui sintesi dinamica unicamente emerge la corretta interpretazione del significato del singolo segno.

BIBLIOGRAFIA per saperne di più:

  • Damasio A., L’errore di Cartesio, Adelphi , Milano 1999
  • Emozione e coscienza, Adelphi, Milano, 2000
  • Alla ricerca di Spinosa. Emozioni, sentimenti e cervello, Milano, 2003
  • Deragna S., Grafologia e neuroscienze,. Testo di semeiotica grafologica morettiana, CEDIS, Roma,2002
  • Dimensione neurobiologica della scrittura, in Attualità grafologica, Anno XXIII, n.4, 2003
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