Mente e Coscienza

Coscienza e Cervello

Le esperienze di premorte (NDE, Near Death Experiences) riportate da persone rianimate dopo un arresto cardiaco hanno riacceso una delle domande piu antiche della scienza della mente: la coscienza e davvero soltanto un prodotto dell’attivita cerebrale, oppure il rapporto tra cervello e consapevolezza e piu complesso di quanto il modello classico lasciasse intendere? I resoconti […]

Coscienza e Cervello
Le esperienze di premorte (NDE, Near Death Experiences) riportate da persone rianimate dopo un arresto cardiaco hanno riacceso una delle domande piu antiche della scienza della mente: la coscienza e davvero soltanto un prodotto dell’attivita cerebrale, oppure il rapporto tra cervello e consapevolezza e piu complesso di quanto il modello classico lasciasse intendere? I resoconti raccolti negli ultimi decenni, alcuni dei quali verificati in modo indipendente, invitano a riconsiderare con prudenza ma senza pregiudizi alcuni capisaldi che avevano caratterizzato la scienza del secolo scorso.

Che cosa sono le esperienze di premorte

Con l’espressione esperienze di premorte si indica un insieme di vissuti soggettivi riferiti da persone che si sono trovate in condizioni di pericolo di vita estremo, tipicamente durante un arresto cardiaco o uno stato di morte clinica, e che sono state successivamente rianimate. Nella letteratura italiana il fenomeno e indicato anche con la sigla E.P.M. (Esperienze di Premorte), mentre a livello internazionale si e affermato l’acronimo NDE.

Fino a qualche decennio fa un titolo come “coscienza e cervello” applicato a questo tema sarebbe sembrato quantomeno inutile, se non decisamente strano. Si dava infatti per acquisito che la coscienza fosse un epifenomeno dell’attivita elettrico-chimica cerebrale e che, in assenza di attivita cerebrale, non potesse esistere alcuna forma di consapevolezza. La diffusione delle tecniche di rianimazione, che hanno permesso di riportare in vita pazienti dichiarati clinicamente morti, ha pero aperto interrogativi inattesi proprio su questo punto.

I racconti dei pazienti rianimati

Molti pazienti riportati in vita hanno descritto vissuti ricorrenti e sorprendentemente simili tra loro, pur provenendo da culture e contesti diversi. Tra gli elementi piu citati compaiono la sensazione di attraversare un tunnel, l’incontro con figure o presenze descritte come esseri di luce, la revisione rapida della propria esistenza come in un film e, soprattutto, l’impressione di aver osservato dall’esterno le manovre che il personale medico stava effettuando sul loro corpo per rianimarli.

Poiche il numero di questi resoconti e cresciuto rapidamente con il diffondersi delle pratiche rianimatorie, sono fioriti in tutto il mondo studi dedicati al fenomeno. La ricerca ha cercato di descriverne l’incidenza, le caratteristiche ricorrenti e le possibili cause, cercando di distinguere tra elementi comuni e variazioni individuali.

Tratti ricorrenti dei resoconti

Al di la delle differenze individuali, gli studi hanno evidenziato alcuni tratti che si ripresentano con una certa regolarita: una sensazione di pace o distacco dal dolore, la percezione di uscire dal proprio corpo, un senso di chiarezza mentale descritto come superiore a quello ordinario e, in molti casi, un cambiamento duraturo nel modo di guardare alla vita dopo l’esperienza. Questa relativa costanza ha spinto i ricercatori a trattare le NDE come un fenomeno definito e studiabile, e non come semplici aneddoti isolati.

Le ipotesi esplicative

Per spiegare le NDE sono state proposte numerose ipotesi, in larga parte riconducibili a meccanismi neurofisiologici noti. Tra le piu discusse figurano la presenza di un’attivita cerebrale residua, un’attivita cerebrale troppo flebile per essere registrata dagli elettroencefalogrammi, stati allucinatori legati a ipossia o a sostanze rilasciate dal cervello sotto stress, fenomeni di autoscopia e, infine, reminiscenze o ricostruzioni mentali inconsapevoli elaborate una volta avvenuta la rianimazione.

Queste spiegazioni hanno il pregio di restare all’interno del quadro neuroscientifico consolidato e rendono conto di molti aspetti dei racconti. La cautela metodologica suggerisce di considerarle come le ipotesi di riferimento, da privilegiare finche i dati non impongano alternative.

I casi piu difficili da spiegare

Esiste tuttavia una classe di resoconti che, secondo alcuni ricercatori, non sembra facilmente riconducibile alle ipotesi precedenti. Diversi pazienti hanno riferito di aver percepito eventi che si svolgevano lontano dal loro corpo, in altre stanze dell’ospedale o in luoghi piu distanti, e in alcuni casi tali dettagli sarebbero stati successivamente verificati. La domanda che ne deriva e netta: come poteva il paziente percepire fatti che si trovavano fuori dalla portata dei cinque sensi, per giunta in presenza di un tracciato elettroencefalografico piatto?

Particolarmente discusso e il caso di alcuni pazienti non vedenti che avrebbero descritto con accuratezza oggetti ed eventi accaduti durante la loro NDE. Questi resoconti, raccolti in studi dedicati, restano oggetto di dibattito sia per la difficolta di verifica indipendente sia per le implicazioni che porterebbero con se se confermati.

Perche il dibattito riguarda la natura della coscienza

Il motivo per cui le NDE attirano l’attenzione non e soltanto la suggestione dei racconti, ma la sfida che pongono al modello secondo cui la coscienza e interamente prodotta dal cervello. Se anche solo una parte dei resoconti verificati resistesse a una spiegazione puramente neurofisiologica, il rapporto tra cervello e consapevolezza andrebbe ripensato in termini meno lineari.

In questa direzione e stata spesso citata una formulazione pubblicata su una rivista scientifica di primo piano, secondo cui le NDE sarebbero uno stato di coscienza in cui le funzioni di identita, conoscenza ed emozione opererebbero indipendentemente dal corpo, pur conservando la possibilita di una percezione non sensoriale. Si tratta di una posizione forte e tuttora discussa, che va letta come uno stimolo alla ricerca piu che come una conclusione acquisita.

L’atteggiamento piu corretto, dal punto di vista scientifico, resta quello di evitare sia il rifiuto pregiudiziale del fenomeno sia conclusioni affrettate sulla sua natura. Le NDE aprono un campo di ricerca promettente proprio perche obbligano a misurare con rigore qualcosa che a lungo era stato considerato impossibile da indagare.

Domande frequenti

Le esperienze di premorte dimostrano che la coscienza sopravvive al corpo?

No. Allo stato attuale le NDE non costituiscono una prova della sopravvivenza della coscienza. Sono un fenomeno documentato e studiato, ma le spiegazioni di riferimento restano quelle neurofisiologiche. I casi piu difficili da interpretare alimentano il dibattito, non lo chiudono.

Quali sono le spiegazioni scientifiche piu accreditate?

Le ipotesi piu discusse riguardano l’attivita cerebrale residua o non rilevabile dagli strumenti, gli stati allucinatori legati a ipossia e stress, l’autoscopia e le ricostruzioni mentali elaborate dopo la rianimazione. Sono meccanismi compatibili con le conoscenze neuroscientifiche attuali.

Perche alcuni resoconti sono considerati difficili da spiegare?

Perche alcuni pazienti riferiscono di aver percepito eventi avvenuti lontano dal proprio corpo o, nel caso di persone non vedenti, dettagli visivi precisi. Questi racconti, quando ritenuti verificati, sono difficili da ricondurre ai soli cinque sensi e restano oggetto di indagine e di verifica indipendente.

Le NDE sono tutte uguali?

No, ma presentano tratti ricorrenti come la sensazione di pace, l’impressione di uscire dal corpo, la revisione della propria vita e un senso di chiarezza mentale. Questa relativa costanza ha permesso di trattarle come un fenomeno definito e studiabile.

Le esperienze di premorte sono un fenomeno reale e documentato che riporta al centro la domanda sul rapporto tra cervello e coscienza. La maggior parte dei resoconti trova spiegazioni neurofisiologiche plausibili. Una minoranza di casi verificati resta difficile da interpretare e tiene aperto il dibattito. La posizione piu solida non e ne il rifiuto pregiudiziale ne l’entusiasmo affrettato, ma lo studio rigoroso di un campo ancora in gran parte da esplorare.
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3 risposte a “Coscienza e Cervello”

  1. leggendo questo articolo si elicitano in me due importanti e contrastanti opinioni. La prima è un’opinione che muove dal fatto che sono un credente, cosi sono non costretto ma allietato dal fatto che queste esperienze potrebbero dimostrare la veridicità di un mondo ultraterreno.
    Contemporanemente c’è un’altra opinione: quella scaturita dallo studio universitario in Psicologia e Psicobiologia. Alla luce di tali studi e conoscenze credo che queste esperienze possano essere allucinazioni provocate da stati alterati di coscienza derivanti probabilmente da alterazioni di natura neurotrasmettitoriale.
    Per quanto concerne il verificarsi di queste esperienze anche in soggetti ciechi, qui c’è da riflettere un pò. Ricordiamoci che gli stimoli visivi non arrivano solo alla corteccia visiva primaria ma transitano anche in altre aree visive che vengono definite secondarie e che non partecipano alla coscienza dello stimolo……

  2. Allo stato attuale della ricerca non si possono escludere effetti allucinatori.
    Tuttavia, le allucinazioni non possono spiegare il fatto che alcuni pazienti durante una NDE hanno visto cose lontane dai loro corpi fisici (come ad esempio scarpe poste sul tetto dell’ospedale). Si potrebbe obiettare che il paziente sia venuto a conoscenza di questi dettagli mentre era ancora vivo, e poi durante uno stato allucinatorio, tali dettagli sarebbero emersi, un po’ come le criptomemorie di Freudiana reminescenza.
    Ulteriori ricerche andrebbero effettuate.

    Tuttavia esistono anche altre due classi di fenomeni: la Remote Viewing e le OBE (Out of Body Experiences) .

    Secondo alcune indiscrezioni trapelate da ex personale militare, l’esercito Statunitense avrebbe addestrato durante il periodo della Guerra Fredda, un corpo speciale di militari, addetti alla “Visione a distanza”, ossia capaci di “uscire dal loro corpo fisico” per andare a spiare le postazioni sovietiche. Sembra che i dati riferiti da queste “spie psichiche” fossero talmente accurati ed attendibili, che venissero addirittura prese delle decisioni militari sulla base di tali informazioni, ottenute in modo non convenzionale.
    Poi c’è la classe dei fenomeni di uscita fuori dal corpo fisico. Buhlman ha scritto parecchi libri sul come farlo e sembra che ci siano parecchie persone che sono in grado di farlo consapevolmente.

    Insomma, il campo è vasto, per ora abbiamo solo alcuni indizi che tuttavia andrebbero esaminati col metodo scientifico.

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