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Near Death Experiences e Consapevolezza

 

ABSTRACT: l’emergente fenomeno delle NDE (Near Death Experiences ) ci porta a riconsiderare alcuni capisaldi, come il rapporto tra coscienza e cervello, che avevano caratterizzato la scienza del secolo scorso.

 

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Fino a qualche anno fa, il titolo di questo articolo sarebbe sembrato quantomeno inutile, se non decisamente strano.

Si sapeva infatti che la coscienza era un epifenomeno dell’attività elettrico-chimica cerebrale, e che in assenza di attività cerebrale non poteva esserci nessuna forma di coscienza.

Tuttavia, i recenti sviluppi delle tecniche di rianimazione, che hanno permesso di “riportare in vita” pazienti dichiarati clinicamente morti, hanno aperto inquietanti interrogativi riguardo i rapporti tra cervello e coscienza.

 

Pazienti ”riportati in vita” dichiaravano di aver vissuto eventi, di aver visto tunnel ed esseri di luce, di aver rivisto la loro vita come in un film, e soprattutto, di aver osservato le manovre che il personale medico stava effettuando sui loro corpi esanimi, al fine di rianimarli.

Poiché il numero di tali pazienti si stava rapidamente moltiplicando, hanno iniziato a fiorire studi in tutto il mondo, relativi a questo fenomeno, battezzato N.D.E. (Near Death Experiences, ossia Esperienze di Premorte, E.P.M. nella letteratura italiana).

(van Lommel, Pim , “Near-death experiences: the experience of the self as real and not as an illusion”, Annals of the New York Academy of Sciences, 2011  Volume 1234, Page(s) 19–28. Marsh, Michael N. “Out-of-body and near-death experiences brain-state phenomena or glimpses of immortality?”  Oxford theological monographs, Oxford Univ. Pr., 2010. Parnia, S ; Waller, D G ; Yeates, R ; Fenwick, P,A qualitative and quantitative study of the incidence, features and aetiology of near death experiences in cardiac arrest survivors” Resuscitation, 2001  Volume 48, Issue 2, Page(s) 149–156. Solo per citarne alcuni.)

 

Le ipotesi che sono state fornite sono molte: residua attività cerebrale, attività cerebrale troppo flebile per essere monitorata dagli EEG, stati allucinatori, autoscopia,  reminescenze e ricostruzioni mentali inconsapevoli una volta rianimati.

Tuttavia, c’è una classe di resoconti che non sembra poter essere riconducile a queste ipotesi: molti pazienti riferiscono di aver visto eventi che si svolgevano anche molto lontano dal loro corpo in rianimazione, in altre stanze dell’ospedale o anche in luoghi ancora più lontani, e tali resoconti sono stati verificati.

Come poteva il paziente vedere e sentire cose che avvenivano fuori dalla portata dei cinque sensi, e con l’aggravante di un EEG piatto?

La cosa più inquietante è che alcuni pazienti ciechi, hanno riferito e descritto con accuratezza oggetti ed eventi accaduti durante la loro NDE. (Ring., e Cooper,S., “Mindsight: Near Death and Out of Body Experiences in the Blind”, William James Center for Consciuosness Studies, Palo Alto 1999)

 

Sicuramente, grazie a questi nuovi fenomeni,   si apre un campo di ricerca promettente ed affascinante, se consideriamo che su una prestigiosa rivista scientifica come Lancet,è stata pubblicata la seguente frase, del noto studioso di NDE, Van Lommel: “Le NDE sono … uno stato di coscienza … in cui le funzioni di identità, conoscenza ed emozione funzionano indipendentemente dal corpo, ma conservano la possibilità di percezione non sensoria.

(Van Lommel, ,”Near Death Experience in Survivors of Cardiac Arrest: A Prospective Study in the Netherlands”, Lancet, n. 358, 2001,pp.2039-45)

 

Flavia Schiavone: Psicologa, Psicoterapeuta, Ricercatrice. www.flaviaschiavone.org