Anticorpi monoclonali, una nuova frontiera contro l’emicrania
Sin dai tempi dell’Antico Egitto sono presenti riferimenti all’emicrania e alle nevralgie in generale. Ippocrate ne descrisse per primo la forma con aura, e numerosi soggetti subirono nei secoli la trapanazione del cranio allo scopo di far fuggire gli spiriti maligni ritenuti responsabili della patologia. Molte teorie si sono succedute nel tentativo di spiegare questa cefalea così particolare e, per lungo tempo, i trattamenti farmacologici hanno avuto un’efficacia relativa.
Oggi numerosi studi hanno documentato l’utilità di una nuova classe di farmaci, gli anticorpi monoclonali, nel trattamento e soprattutto nella prevenzione degli episodi emicranici. Per molte persone che convivono con questa patologia rappresentano una delle novità più rilevanti degli ultimi anni. Vediamo perché, partendo dalle basi.
La patologia
Emicrania, dal greco hemi (metà) e kranion (cranio), è una patologia neurologica con caratteristiche di cronicità, contraddistinta dalla comparsa di mal di testa di intensità variabile associati a un corredo sintomatologico caratteristico. Coinvolge circa il 15% delle donne e il 6% degli uomini ogni anno. I pazienti affetti presentano un cervello particolarmente sensibile a diversi stimoli ambientali e sensoriali, che agiscono come fattori scatenanti dell’attacco. Tra questi: esposizione a luci intense, suoni, odori pungenti, stress, esercizio fisico prolungato, consumo di alcol, sonno scarso e le fluttuazioni ormonali legate alle varie fasi del ciclo mestruale, che contribuiscono a spiegare la maggiore incidenza nel sesso femminile.
Manifestazioni cliniche
Esistono diverse forme di emicrania. Le principali sono quelle con aura e senza aura, che indicano due diverse manifestazioni della patologia in relazione alla presenza o meno di uno scotoma, ossia un’area totale o parziale di cecità nel campo visivo. Lo scotoma deriva da un’intensa attività delle cellule nervose che si diffonde prevalentemente nelle aree occipitali, deputate all’elaborazione dell’informazione visiva. In genere l’attacco si accompagna a nausea, fotofobia, disturbi visivi e, in alcuni casi, alterazioni della coscienza e stato confusionale.
Patogenesi e ruolo del CGRP
Numerosi studi hanno evidenziato un incremento dei livelli di CGRP nei soggetti affetti da emicrania. Il CGRP (calcitonin gene related peptide) è un peptide prodotto per splicing alternativo a partire dal gene che codifica per la calcitonina, e viene rilasciato dalle terminazioni nervose trigeminali. Il nervo trigemino, infatti, è uno dei protagonisti principali della patogenesi dell’emicrania, responsabile sia della comparsa del dolore sia della sua trasmissione. Se paragonassimo il trigemino a una medaglia, potremmo associare le sue azioni alle due facce: da un lato deposita il CGRP in corrispondenza dei vasi meningei, determinando vasodilatazione e infiammazione vascolare; dall’altro raccoglie l’informazione nocicettiva e la trasporta al nucleo trigeminale, con la conseguente elaborazione dell’impulso doloroso.
Le nuove terapie preventive
La US Food and Drug Administration (FDA) ha approvato Erenumab per il trattamento dell’emicrania il 17 maggio 2018. Oltre a Erenumab, altri farmaci come galcanezumab e fremanezumab sono stati sottoposti all’attenzione dell’FDA. Erenumab è un anticorpo monoclonale interamente di origine umana, progettato per bloccare in modo specifico il recettore del CGRP, coinvolto nella patogenesi della malattia.
Sono stati condotti numerosi studi, tra cui una metanalisi che ha raccolto otto diversi trial randomizzati sull’efficacia di Erenumab. I dati hanno mostrato una riduzione significativa del numero di giorni al mese con emicrania e del numero di giorni al mese con consumo di farmaci anti-emicranici nei soggetti in trattamento, oltre a una riduzione di circa il 50% della frequenza degli attacchi rispetto ad altri farmaci in una quota rilevante di pazienti.
La tollerabilità è risultata elevata: uno studio in doppio cieco su più di 3000 pazienti ha mostrato che gli effetti collaterali legati alla somministrazione di Erenumab erano paragonabili a quelli del placebo. Il farmaco consente inoltre una buona aderenza da parte del paziente, poiché viene somministrato per via sottocutanea una volta ogni quattro settimane mediante autoiniettore. La scoperta degli anticorpi monoclonali diretti contro il CGRP ha così aperto una nuova pagina nella prevenzione degli attacchi emicranici.
Cosa significa, in concreto, per chi soffre di emicrania
È importante inquadrare correttamente questa novità. I farmaci anti-CGRP nascono soprattutto come terapia di prevenzione, pensata per ridurre la frequenza e l’intensità degli attacchi in chi soffre di emicrania frequente o cronica; non sono un rimedio “al bisogno” per il singolo mal di testa. La loro prescrizione segue criteri specifici, valutati caso per caso dallo specialista, in genere il neurologo o il centro cefalee. Accanto a questi trattamenti restano importanti la gestione dei fattori scatenanti, la regolarità del sonno, l’attività fisica e, quando indicate, altre terapie farmacologiche. Ogni percorso è individuale: ciò che funziona per una persona non è automaticamente adatto a un’altra.
Domande frequenti
Che cos’è esattamente l’emicrania?
È una patologia neurologica cronica caratterizzata da attacchi di mal di testa di intensità variabile, spesso accompagnati da nausea, fotofobia e disturbi visivi. Può presentarsi con aura o senza aura ed è più frequente nelle donne, anche per l’influenza delle fluttuazioni ormonali. Non va confusa con una comune cefalea occasionale.
Come agiscono i farmaci anti-CGRP?
Il CGRP è un peptide che, rilasciato dalle terminazioni del nervo trigemino, contribuisce a vasodilatazione, infiammazione e trasmissione del dolore. Gli anticorpi monoclonali come Erenumab bloccano in modo mirato il recettore del CGRP o la molecola stessa, riducendo così la frequenza degli attacchi. Sono nati principalmente come terapia preventiva.
Sono farmaci sicuri e adatti a tutti?
Gli studi hanno mostrato una buona tollerabilità, con effetti collaterali paragonabili al placebo negli sperimentazioni disponibili. Questo non significa che siano indicati per chiunque: l’idoneità va valutata dallo specialista in base alla storia clinica, alla frequenza degli attacchi e ad altri fattori individuali. Solo il medico può stabilire se e quando siano appropriati.
Cosa devo fare se soffro spesso di emicrania?
Il primo passo è rivolgersi al proprio medico o a un centro cefalee per una valutazione. Tenere un diario degli attacchi, annotando frequenza, durata e possibili fattori scatenanti, è utile per lo specialista. Le informazioni di questo articolo hanno scopo divulgativo e non sostituiscono in alcun modo una consulenza medica personalizzata.