Cervello, mente, coscienza, plasticità del cervello, neurogenesi, libero arbitrio sono alcuni dei temi affrontati in questo lavoro.

Le nuove neuroscienze in questi ultimi anni sono fortemente impegnate a scoprire la struttura e il funzionamento del cervello e della mente, cercando di dare risposte a una delle più grandi e feconde avventure della filosofia e della scienza. Conoscere il cervello significa conoscere la mente, e dunque acquisire sempre nuove conoscenze nella cura di un insieme di patologie, come la schizofrenia, la demenza, l’Alzheimer, il Parkinson, l’autismo e tanti altri disturbi neurologici e psichiatrici.

Finora, i progressi sono stati imponenti. Abbiamo cominciato a capire il funzionamento dei sistemi neurali, i meccanismi della memoria e dell’apprendimento. Abbiamo scoperto che  cresce il numero dei neuroni e che il cervello si modella e rimodella continuamente fino all’ultimo momento.

Siamo tuttavia- come afferma Giulio Maira nel suo bel libro “Il cervello è più grande del cielo” (Solferino, 2019)- ancora lontani dal comprendere il rapporto tra mente e cervello, l’origine del pensiero e la sede della coscienza. La storia della mente, già al centro della riflessione dei primi filosofi, è in sostanza la storia dell’essere umano e della sua evoluzione nel corso   dei secoli. Una vicenda affascinante e grandiosa.

Al fondo di questa vicenda c’è il cervello, definito dai neuro scienziati la struttura più complessa e misteriosa dell’universo conosciuto. E’ costituito di 100 miliardi di neuroni, che sono in grado di realizzare un numero impressionante di connessioni sinaptiche ( circa 15mila miliardi).

Tutto proviene dal cervello, come aveva già intuito Ippocrate, il padre della medicina: gioia e dolori, piacere e dispiacere, sofferenza, miseria e nobiltà, invidia, odio e amore, arte, creatività e malvagità. Una combinazione di bene e male. Tutto quello che pensiamo, facciamo, vediamo, ascoltiamo è opera del cervello. Noi siamo il nostro cervello. Come da questo incredibile organo possa scaturire la mente- il pensiero, la coscienza- rimane ancora uno dei più grandi misteri.

Ai circuiti neurali sono poi collegati i neurotrasmettitori, che svolgono un ruolo fondamentale. Fino a questo momento, sono stati scoperti più di un centinaio. La dopamina è, ad esempio, un neurotrasmettitore che agisce nei meccanismi del benessere e del piacere. La serotonina, a sua volta, opera nella regolazione dell’umore, dell’impulsività e del sonno, mentre le endorfine vengono rilasciate quando si prova un dolore, durante un esercizio fisico   o in un’attività sessuale. Un’altra sostanza, l’ossitocina, riveste una funzione significativa  durante il parto e l’allattamento, è l’ormone della felicità e dell’amore. Sono tutte molecole che hanno un rilevante esito sui pensieri, le emozioni, gli stati mentali e sul carattere.

Una delle più importanti scoperte delle neuroscienze  è quella della plasticità del cervello, la capacità di cambiare struttura e funzione, e apprendere sempre nuove conoscenze, in risposta alle esperienze personali e agli stimoli familiari e socio-ambientali. Ciò contrariamente alle affermazioni della scienza che da sempre ha  sostenuto che il cervello era “immutabile”. La neuroplasticità, che è molto cospicua soprattutto nell’infanzia e nell’adolescenza, non scompare, ma cambia lungo tutta la vita. Questa scoperta per noi costituisce una rivoluzione scientifica specialmente nei sistemi scolastici ed educativi e nel processo di invecchiamento.

Insieme con la plasticità cerebrale c’è inoltre il fenomeno della neurogenesi, cioè la capacità del cervello di creare nuovi neuroni, i quali consentono un “continuo rimodellamento” delle connessioni sinaptiche. Con l’età, la neurogenesi rallenta sempre più.

Un’altra scoperta, avvenuta in Italia negli anni Novanta, è quella dei “neuroni specchio”. Questi sono sistemi neuronali che si attivano sia quando noi compiamo un’azione sia quando osserviamo un’altra persona compiere la medesima azione. In sostanza, proviamo le stesse emozioni e sensazioni altrui, perché noi attiviamo gli stessi circuiti neurali di una persona quando gioisce, piange, soffre, si emoziona, è felice. E’ un processo di empatia, una straordinaria capacità, che è stata definita “teoria della mente”: vedere e sentire la realtà con gli occhi di un’altra persona.

La scoperta dei neuroni specchio ci riporta all’alba della civiltà, quando comparve la capacità di imitare e dunque apprendere.

Il cervello umano si è evoluto nel corso di milioni di anni da forme primitive fino a diventare l’opera più complessa e mirabile della creazione. All’inizio, circa 500 milioni di anni fa viene costituita la prima parte del cervello, quella più antica. E’ chiamata “cervello rettiliano” poiché è identica al cervello dei rettili. La seconda parte è formata dal “sistema limbico”, si è sviluppata tra 200 e 300 milioni di anni fa e comprende le aree relative alle emozioni e al controllo dei comportamenti. E’ il cervello emotivo e include l’ippocampo (memoria), l’amigdala (sede delle emozioni), il talamo e l’ipotalamo. La terza parte è il “cervello razionale”, la regione più nobile ed evoluta del cervello, comparsa circa 100 milioni  di anni fa. Il neo-cervello appare ai neuroscienziati come un “telaio incantato” capace di creare sempre nuove emozioni, idee, pensieri, immagini, arte (Sherrington).

Uno dei temi principali delle neuroscienze è se le aree cerebrali abbiano specifiche funzioni. Esperimenti di brain imaging hanno mostrato come parti del cervello vengono attivate per gestire specifici tipi di informazione. Non tutto il cervello- secondo Gazzaniga- è impegnato in un determinato compito. Oggi, l’orientamento prevalente è che nel cervello tutto “emerge dall’interazione”. Aree diverse, anche distanti tra loro, sono connesse funzionalmente, vi è uno “scambio” continuo di informazioni. Questo vuol dire che tutto nel cervello è mosso da un processo di “connessioni tra reti neurali”. Emerge un fenomeno talmente straordinario che il pensiero- la mente, la ragione- riesce a suscitare un senso di sgomento.

Nasce con il cervello anche la coscienza, il mondo della consapevolezza, che è “la più alta forma di complessità conosciuta nell’universo”. La coscienza risulta uno dei più profondi di tutti i misteri scientifici. Essa è un’attività della mente, ma ciò non significa che pensiero e coscienza si identifichino, poiché il pensiero non sempre è cosciente. Un’altra realtà sconvolgente è che la maggior parte delle attività cerebrali non ha diretta consapevolezza, come già aveva intuito Freud. Buona parte della nostra vita mentale infatti è inaccessibile alla coscienza. Sono comportamenti che nascono nell’inconscio.

Qui, sorge il problema del libero arbitrio, cioè la libertà di scelta. Secondo autorevoli neuro scienziati, il libero arbitrio non esiste. Esperimenti condotti al riguardo hanno mostrato che nell’eseguire un compito certe regioni del cervello si attivano circa 535 millisecondi prima che quella decisione diventi cosciente.

Concludendo, sappiamo del cervello e della mente soltanto “una minima parte”, ma quel che sappiamo ci riempie l’animo di stupore e meraviglia.

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