Intelligenza artificiale e bioetica

Neuroscienze.netPer molto tempo è stato un sogno coltivato dalla fantasia degli scrittori di fantascienza: costruire un Robot non solo antropomorfo, dalle sembianze umane, ma anche dotato di un’intelligenza artificiale del tutto simile a quella del suo “creatore”. Dal mondo futuribile popolato dai robot molto umani di Isaac Asimov, all’inquietante calcolatore Hal 9000 di Odissea nello spazio 2001, la letteratura ha espresso le speranze e le inquietudini di un mondo sconosciuto e affascinante: quello dell’intelligenza artificiale. Il portentoso sviluppo dell’informatica ha cambiato rapidamente lo scenario cui l’uomo era abituato soltanto vent’anni fa: oggi sarebbe impossibile pensare la vita quotidiana senza l’ausilio dei computer, strumento che diventa di giorno in giorno sempre più protagonista.
Le macchine, per quanto sofisticate e potenti, raggiungeranno mai una forma di intelligenza qualitativamente paragonabile all’uomo? Quale sarà lo status giuridico di una macchina dotata di intelligenza artificiale accompagnata da un certo grado di autonomia e consapevolezza? Come cambierà la posizione dell’uomo in una società in cui le macchine diventano ogni giorno più importanti nella sfera del pensiero e del ragionamento? E ancora: che ne sarà delle interconnessioni fra macchina e uomo applicate alla sfera del cervello umano? Fino a una domanda squisitamente bioetica: i robot potranno essere un giorno considerati persone? Sembrano interrogativi oziosi e anche un po’ cervellotici. In realtà sono quesiti che si intersecano con il dibattito che in bioetica mette a confronto animali e uomini, scimpanzé sani e neonati gravemente malati, in un problematico giudizio di valore tra esseri diversi qualitativamente ma affini sotto molti aspetti esistenziali. Sul terreno dell’Intelligenza Artificiale si svolgeranno i più stimolanti dibattiti bioetici del futuro prossimo, in una prospettiva che offre già oggi sorprendenti ricadute sul terreno della filosofia morale.
In questo dibattito si fronteggiano due concezioni antropologiche profondamente differenti, rectius, inconciliabili: da un parte, l’idea che l’uomo coincida con le sue qualità, le sue capacità, i suoi attributi. In questo caso, l’uomo c’è quando si manifestano intelligenza, capacità di relazione, capacità di pensare sé stesso, capacità di formulare delle domande sensate. Quando un individuo della specie umana non possiede ancora queste qualità, o non è in grado di manifestarle in maniera compiuta, o non può più manifestarle perché è sopravvenuto un accidente; o non potrà mai manifestarle a causa di un deficit strutturale; in tutti questi casi, l’uomo non c’è più.
Paradossalmente, date queste premesse si potrebbe sostenere che ci sono uomini che non sono da considerare tali; e che vi sono non-uomini (come un animale, o un computer) che sono da considerare come se fossero uomini, poiché ne possiedono alcune qualità.
A questa prospettiva – francamente aberrante – si contrappone invece l’idea che l’uomo non sia definibile a partire dalla presenza effettiva e misurabile dei suoi attributi, ma che l’identità personale costituisca semmai un presupposto degli attributi. L’intelligenza, la capacità di autopensarsi, la relazionalità, sono certamente dei requisiti tipici dell’uomo; essi rivelano l’esistenza della persona, ma non coincidono con la persona. L’essere precede inevitabilmente ogni suo attributo; mentre nessun attributo è possibile senza l’ente che possiede quel certo attributo, almeno in senso ontologico. Un malato in coma, un embrione, un pazzo, sono certamente degli esseri umani, anche se non manifestano alcuni tratti pure caratteristici dell’uomo; un computer sofisticatissimo, o uno scimpanzé molto dotato, non saranno mai delle persone. A meno che non si voglia assumere questa idea in virtù di una fictio iuris, di una convenzione giuridica frutto di un patto sociale che assume per verosimile ciò che non è vero, cioè non corrisponde al reale. Si tratta di evidenze lapalissiane. Purtuttavia vi è ragione di credere che per motivazioni ideologiche, legate alla volontà di abbassare o (eliminare) la tutela giuridica di certi esseri umani, presto si andrà affermando questo incredibile capovolgimento, per cui gli uomini verranno trattati come cose, e le cose come uomini.

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