Mente e Coscienza

La mente strategica

Cervello e mente non sono la medesima cosa: quest’ultima è quell’attività, per certi aspetti ancora misteriosa, che prende vita dall’attività cerebrale ma che al tempo stesso la influenza, in un’interazione circolare continua. Dall’attività chimica ed elettrica del cervello nascono i processi mentali, e questi ultimi tornano a influenzarla, in un circolo virtuoso, o vizioso, costante. […]

La mente strategica
Cervello e mente non sono la medesima cosa: quest’ultima è quell’attività, per certi aspetti ancora misteriosa, che prende vita dall’attività cerebrale ma che al tempo stesso la influenza, in un’interazione circolare continua. Dall’attività chimica ed elettrica del cervello nascono i processi mentali, e questi ultimi tornano a influenzarla, in un circolo virtuoso, o vizioso, costante. Su questo rapporto poggia La mente strategica della psicoterapeuta Francesca Luzzi, di cui proponiamo qui una recensione.

Il testo La mente strategica, della psicoterapeuta Francesca Luzzi, guida il lettore sulla strada che porta a sfruttare al massimo il nostro potenziale mentale e, come dice lo stesso titolo, a godere appieno la vita.

Cosa intendiamo per mente strategica?

La mente strategica può essere definita come un assetto mentale che ci permette di essere più elastici, morbidi e dinamici, in una mentalità in continua interazione con noi stessi, con gli altri e con la realtà, spiega l’autrice, migliorando la nostra capacità di adattamento e di reazione agli urti della vita, così da essere protagonisti attivi e non semplici spettatori. Il testo, nel susseguirsi dei suoi sette capitoli, ci suggerisce con chiarezza e praticità come riuscire ad allenare, usando un gioco di parole, strategica-mente la nostra mente.

Sensazioni, percezioni, interpretazioni, creazioni di significato e tentativi di giungere a spiegazioni razionali: questi i canali che ci mettono in contatto con il mondo e con i quali creiamo la realtà che osserviamo, tante volte però rimanendone vittima. In questo senso una mente strategica può aiutare a gestire la situazione più che a subirla.

L’autrice sottolinea quelli che sono gli ingredienti per poter sviluppare una mente strategica: abbandonare le logiche ordinarie, non focalizzarsi sul problema ma orientarsi alla soluzione, muoversi verso un cambiamento. Anche se, come ricorda l’autrice, l’essere umano, come ogni organismo vivente, resiste per sua natura al cambiamento per mantenere un’omeostasi, ossia un equilibrio interno, qualunque esso sia, talvolta anche disfunzionale. Pertanto, come caratteristica della tradizione della Terapia Breve Strategica, orientamento teorico dell’autrice, si approfondisce in che modo e con quali strategie favorire il cambiamento, facendo riferimento ad esempio al Problem Solving Strategico, messo a punto dal suo mentore Giorgio Nardone e descritto come l’arte di trovare soluzioni semplici a problemi apparentemente irrisolvibili. Ne segue una chiara spiegazione dei sette passaggi di tale strumento: definire il problema, concordare l’obiettivo, analizzare le tentate soluzioni messe in atto dalla persona, la tecnica del come peggiorare, lo scenario oltre il problema, la tecnica dello scalatore, aggiustare il tiro progressivamente. La mente strategica sarebbe dunque una mente orientata alla soluzione e al cambiamento, che non teme quest’ultimo perché, come ricordava Buddha, l’unica costante nella vita è proprio il cambiamento.

Il quarto capitolo riflette su come l’uomo non soffra per gli eventi in sé, ma per il significato che attribuisce agli eventi, invitando dunque a cambiare il modo di guardare le cose, la realtà, noi stessi e ciò che ci accade nella vita. In tal senso, strumento di grande utilità suggerito dall’autrice è l’umorismo: l’essere ironici e autoironici ci permette di osservare la vita con distacco, di prendere le distanze dalle cose ed essere anche più indulgenti verso noi stessi, i nostri difetti, i nostri errori e fallimenti, perché anche in questo caso diventa molto importante riuscire a imparare da questi ultimi.

La mente resiliente e le strategie per allenarla

Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla.

Martin Luther King

Il quinto capitolo affronta un aspetto molto importante per l’essere umano e di cui ultimamente si parla molto, ossia la resilienza. Termine inizialmente utilizzato nel campo della metallurgia per descrivere la capacità del metallo di resistere a forze esterne, è stato poi assorbito anche nell’ambito della psicologia per indicare la capacità dell’essere umano di resistere agli urti della vita, ossia agli eventi stressanti e ai traumi.

Come sottolinea l’autrice, la mente strategica è inevitabilmente una mente resiliente, e il libro offre suggerimenti su come allenare la nostra mente a divenire resiliente e, di conseguenza, anche strategica: accettare e accogliere le emozioni, anche quelle negative, per poterle affrontare e superare; rendersi agente attivo del proprio cambiamento, impegnandosi a cambiare sé stessi più che gli altri; mantenere un adeguato livello di speranza per continuare le proprie battaglie, perché chi è resiliente, sottolinea l’autrice, vive le difficoltà come sfide e le trasforma in occasioni per crescere, cambiare e migliorare.

Ulteriori suggerimenti sullo sviluppo di una mente strategica proseguono nel sesto capitolo: evitare di costruire una mentalità rigida, coltivare buone abitudini che si mantengono nel tempo attraverso piccoli passi costanti, perché, come ricorda l’autrice e come già affermava Aristotele, “siamo ciò che facciamo ripetutamente. L’eccellenza quindi non è un atto, ma un’abitudine”. E ancora, evitare di evitare, uscendo dalla nostra zona di comfort e sapendo distinguere quando evitiamo per una nostra scelta e quando l’evitamento diventa una rinuncia; nella maggior parte dei casi, ricorda l’autrice, l’evitamento si rivela una strategia fallimentare, spesso ritrovabile in molte psicopatologie come i disturbi d’ansia e i disturbi da attacchi di panico. Accettare le emozioni e i pensieri “negativi” è un altro passaggio: la tendenza sarebbe quella di rifiutare ogni forma di emozione negativa, ma anche queste hanno una loro funzionalità, ed è più sano averne consapevolezza e accoglierle. Utile strumento in ambito terapeutico diviene l’approccio narrativo, dove la forma scritta consente un giusto distacco e lo sfogo graduale delle emozioni provate, siano esse paura, rabbia o dolore. Lo stesso lavoro vale per i nostri pensieri, individuandone gli errori e procedendo a una loro ristrutturazione, siano essi riferiti a teorie sulla realtà o a pensieri negativi che sviluppiamo su noi stessi. L’autrice invita inoltre il lettore a coltivare il bello, inteso come qualunque cosa riesca a essere in sintonia con i propri piaceri e valori, e a ridefinire il concetto di successo, provando a differenziarci dalla tendenza della società odierna, che misura il successo di una persona dai suoi beni materiali, per cercare invece di diventare persone di valore.

Nell’ultimo capitolo l’autrice si dedica a strategie e suggerimenti rivolti a come sviluppare e coltivare una mente strategica nei bambini. Vengono qui descritti i principali modelli genitoriali, i più frequenti errori nei quali i genitori inciampano e alcuni suggerimenti su come favorire uno sviluppo sano e più funzionale nel proprio figlio.

Un testo chiaro, rivolto a un ampio pubblico di lettori, che ci invita a sfruttare al meglio il potenziale mentale di ognuno di noi, cercando di vivere a pieno e con valore la nostra vita.

Concludiamo con un aforisma scelto dall’autrice in apertura del suo libro e qui utilizzato a chiusura:

Di tutto restano tre cose: la certezza che stiamo sempre iniziando, la certezza che abbiamo bisogno di continuare, la certezza che saremo interrotti prima di finire. Pertanto, dobbiamo fare dell’interruzione un nuovo cammino, della caduta un passo di danza, della paura una scala, del sogno un ponte, del bisogno un incontro.

Fernando Pessoa

Domande frequenti

Che cos’è la mente strategica secondo Francesca Luzzi?

È un assetto mentale flessibile e dinamico, in continua interazione con sé stessi, con gli altri e con la realtà. È una mente orientata alla soluzione più che al problema, capace di gestire gli eventi anziché subirli e di non temere il cambiamento, riconoscendolo anzi come l’unica costante della vita.

Che cos’è il Problem Solving Strategico citato nel libro?

È lo strumento messo a punto da Giorgio Nardone, mentore dell’autrice, descritto come l’arte di trovare soluzioni semplici a problemi apparentemente irrisolvibili. Si articola in sette passaggi, dalla definizione del problema alla progressiva correzione del tiro, passando per l’analisi delle soluzioni già tentate e per lo scenario oltre il problema.

Che rapporto c’è tra mente strategica e resilienza?

Nel libro le due qualità sono strettamente legate: una mente strategica è inevitabilmente una mente resiliente. La resilienza, mutuata dalla metallurgia, indica la capacità di resistere agli urti della vita; chi la possiede vive le difficoltà come sfide e le trasforma in occasioni di crescita.

A chi si rivolge il libro?

A un pubblico ampio, non solo agli addetti ai lavori. L’ultimo capitolo è inoltre dedicato ai genitori, con indicazioni su come favorire lo sviluppo di una mente strategica nei bambini e su come evitare gli errori educativi più comuni.

La mente strategica, nella lettura che ne offre Francesca Luzzi, non è un talento innato ma un’abitudine da allenare: spostare l’attenzione dal problema alla soluzione, accogliere anche le emozioni scomode, uscire dalla zona di comfort e imparare dagli errori. Un manuale divulgativo che intreccia Terapia Breve Strategica, resilienza e umorismo per invitare il lettore a diventare protagonista attivo della propria vita.
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