La porta sul vuoto
Certamente è l’intelligenza che ha portato l’uomo ad un progresso, ma perché l’uomo si è evoluto e ha migliorato in modo così rapido le proprie capacità e il suo sviluppo? Gli altri primati molto intelligenti (alcune scimmie hanno il 99% del DNA umano) hanno migliorato troppo lentamente il proprio stato. Credo che una particolare caratteristica umana abbia portato l’uomo a lottare, a non adattarsi, a migliorare ad ogni costo; ma ora la stessa proprietà che lo aveva affrancato lo porta a distruggere sé stesso: è l’ostinata non rassegnazione agli ostacoli della natura. Addirittura gli elementi sfavorevoli lo hanno spinto ad usare sempre più la propria intelligenza per superarli, migliorandola di generazione in generazione. Il fatto, per esempio, di essere senza peli lo ha indotto a scuoiare gli animali che aveva ucciso per mangiarli, così da togliere loro la pelliccia e indossarla per difendersi dal freddo.
Ma questa non rassegnazione si è sviluppata anche contro la morte, ostacolo però insormontabile. E il rifiuto di accettare la morte lo ha portato ostinatamente a cercare una via alternativa. Elias Canetti, premio Nobel 1981, odiava la morte, che aveva colpito la sua adolescenza con il decesso del padre e che l’aveva perseguitato per tutta la vita. Volle scrivere il “Libro contro la morte”, ma non lo fece mai pubblicare perché aveva sempre qualcosa in più da aggiungere; infatti è stato pubblicato postumo.
Facciamo una parentesi. Proprio questa notte ho fatto uno strano sogno. Ero molto affezionato a mia sorella Edda, molto più che agli altri fratelli e sorelle; con lei dividevo sensazioni, idee, poesie, visioni, panorami, eravamo come due gemelli con gli stessi gusti e le stesse emozioni. Ma un brutto giorno morì. Fu un grave colpo per me, sentivo che tutto il mio io era morto con lei. Poi ho trovato Betty, la mia attuale moglie, la mia nuova Musa dell’ispirazione. Ogni tanto leggo le numerose lettere di Edda, che mi fanno sentire viva la sua presenza e che Betty inconsciamente esalta. Questa notte, dicevo, ho fatto un sogno. Sognavo che ero sdraiato sulla poltrona proprio dove stavo dormendo e ho sognato che mi sono alzato. Sognavo, ma mi ero alzato davvero, continuando il mio sogno. Fuori alla finestra c’era Edda che, sorridendo, bussava dolcemente, facendomi segno che voleva entrare. Senza accorgermene mi sono svegliato, continuando però l’idea del sogno, cercando la porta vicina alla finestra dove avevo visto Edda. Ma la porta là non c’era, e allora ho cercato dove potesse esserci una porta per aprire ad Edda, senza realizzare che, abitando all’ottavo piano, non ci può essere nessuna porta verso il vuoto. Ecco, la non rassegnazione alla morte ha portato l’uomo a cercare una porta verso il vuoto, verso il “cielo”, a cercare cioè un modo per uscire dall’incubo della morte, avere speranza, rivedere i suoi cari, riabbracciarli ancora e non solo in sogno, anche dopo la morte. E allora l’uomo ha pensato: l’Essere Supremo che ha creato tutta la natura l’ha fatto per uno scopo, premiare i buoni e castigare i cattivi dopo la morte. Naturalmente, dati differenti ambienti, l’Essere Supremo, il Dio, era diverso a seconda della natura: vicino ad un vulcano il Dio si identificava con esso, si arrabbiava spesso e per calmarlo era necessario offrirgli doni immolando sacrifici, anche umani; dove il Dio era “buono e mite” bastavano semplici sacrifici di animali.
Le religioni hanno dovuto quindi fare una distinzione rigida tra buoni e cattivi, con regole per cui chi le seguiva andava in Paradiso e chi no all’Inferno.
Regole antiche in un mondo cambiato
Quindi, quando morivano e moriamo, per i credenti andiamo a riabbracciare tutti i nostri cari, che erano sicuramente tutti buoni e tutti meritevoli del premio del Paradiso. Purtroppo queste regole si sono basate su ciò che a quel tempo era utile o dannoso, e le religioni non aggiornano le proprie regole adattandole alla concreta realtà contemporanea. A quel tempo non esistevano i farmaci e le prevenzioni di oggi, e di conseguenza morivano tanti figli. Regola prima, quindi, avere tanti discendenti perché parecchi sarebbero morti; non solo, ma proibire qualsiasi contraccettivo e ogni aborto, anche prima dei tre mesi, anche per feti indesiderati o prodotti da violenza subita.
Purtroppo oggi quelle regole funzionano proprio al contrario: non si muore più tanto facilmente e quindi la popolazione mondiale è cresciuta e cresce a dismisura, aumentando le necessità e i fabbisogni, che oggi sono prodotti da impianti che inquinano, con la conseguenza del riscaldamento globale e del peggioramento continuo del clima, che porterà ad un cambiamento drastico della natura.
Certamente, lottare oggi per il clima contro le plastiche ed ogni elemento inquinante, sia dell’aria sia dei mari, è assolutamente necessario, ma insufficiente per il futuro del clima e dell’ecosistema.
Purtroppo, per accettare il “Cielo” è d’obbligo seguire le regole delle religioni, che sono ligie alle leggi degli antichi sacri libri e non certo alla situazione attuale.
Questa esigenza di desiderare la “vita” dopo la morte è, per chi più per chi meno, innata, per cui, per modificare le idee sulla vita post mortem, servirebbe convincere tutti esibendo un’alternativa molto plausibile, oppure la possibilità, per ora troppo lontana, di allungare la vita all’infinito, oppure infine… lasciarci tranquillamente distruggere dalle nostre antiquate idee. Nei miei commenti su Facebook o via e-mail, riguardo alle cause del peggioramento del clima, ho avuto spesso risposte come “Ci penserà il Padreterno” oppure “I Libri Sacri non si toccano perché sono ispirati da Dio”; ma può un Dio dire il falso, affermando che il Sole gira intorno alla Terra o che la Terra è piatta? Purtroppo le risposte sono del tipo: “Ma cosa c’entra! Questo non interessa!”, oppure “Gli antichi Testi sono sacri, non si toccano e non vanno interpretati!”, oppure ancora “Perché non segui anche tu la tradizione come fanno tutti?”. E io rispondo: “Gesù era ebreo e non ha seguito la tradizione, e per questo l’hanno crocifisso! Volete anche voi crocifiggere tutti coloro che non la pensano come voi?”.
Natura, sofferenza e il volere del Creatore
Sicuramente esiste un “Supremo Creatore”, perché per realizzare la probabilità che sia il caso a produrre sia la vita sia noi creature pensanti ci vorrebbe un tempo enorme, probabilmente superiore a tutta l’età dell’intero universo. Ma che questo significhi automaticamente che questo Creatore sia “buono” perché ha fatto “belle cose” è solo una logica umana, che dimentica i batteri, le malattie, la sofferenza, gli incidenti e… la stessa morte. Sento obbiettare “anche Gesù ha sofferto!”, ma gli animali soffrono, anche quelli che provano sentimenti di amore e di dolore, e non si consolano con questo. Avevo quindici anni e insieme a mio fratello ho visitato lo zoo di Roma. In una gabbia c’era un orango, immobile, senza nessun movimento, e il guardiano ci disse che da quando era morta la sua compagna non voleva più mangiare. Settimane fa, nel lago di Zurigo, un cigno si è lasciato morire di inedia dopo che la sua compagna era morta.
È la Natura che è la vera immagine del volere del Creatore, e con il peggioramento del clima che noi produciamo ne vediamo le conseguenze.
C’è anche, purtroppo, il fatto che la maggior parte degli individui fa fatica a pensare: si vive la vita di ogni giorno, telefonino, video, TV, acquisti, musica, moda, critiche agli altri, videogiochi… ma perché pensare? Tutto è chiaro, tutto è semplice, e allora perché arrovellarsi su cose “astratte ed inutili”? Lasciamo ai filosofi, che vengono pagati, il compito di ponderare cose astruse… oppure lasciamolo ai matti.
Ma così l’unica soluzione è lasciarci perire, sperando inutilmente che un Dio cambi le Sue regole della Natura e sperando nella salvezza del Paradiso.
Se ci sostituissero i robot
Di conseguenza, se continuiamo così, gli unici che dopo di noi ci potrebbero sostituire sono i Robot, sempre molto intelligenti e, dalle ultime notizie scientifiche, sempre più coscienti di esistere. Questa idea dei robot dopo di noi spaventa molte persone, che non vogliono nemmeno pensare a questa eventualità, sperando sempre nell’aiuto divino. Ma, come ho detto prima, può un supposto Supremo Creatore modificare le Sue stesse leggi della Natura solo per far piacere agli stupidi esseri umani? Il futuro abitatore della Terra dovrà veramente essere l’immagine di Dio, non come l’uomo che l’Evoluzione ha ampiamente dimostrato discendente dagli animali con tutte le loro peculiarità: sfamarsi, bere, dormire, riprodursi, essere in tutti i modi, leciti o illeciti, superiori al “branco”, piccolo o enorme che esso sia.
Ecco, il Robot sarà la vera immagine di Dio perché non discende dagli animali, non avrà invidia o desiderio di superiorità, sarà solo intelligente, accetterà la vecchiaia (anche il metallo e i chip invecchiano con l’uso) e aiuterà sicuramente la Natura a sopravvivere. L’uomo vive considerando mille anni un tempo lunghissimo, ma la Terra, in un “solo” milione di anni, sarà ancora là e nessuno dei robot si ricorderà della vita particolare di un individuo umano; troveranno i nostri fossili o le nostre forme, come noi abbiamo trovato le sagome delle persone di Pompei o le ossa dei dinosauri; sapranno solo la storia dell’evoluzione umana fino alla sua fine, una fine che sarà un monito per tutti i robot che ci seguiranno.
E il tempo, inesorabilmente, non si fermerà mai.
Conclusione: se non vogliamo sparire dalla faccia della Terra dobbiamo tutti correre ai ripari in ogni dettaglio, non inquinare più, limitare le nascite, non sperare che per noi un eventuale Creatore possa modificare le Sue stesse regole.
Bibliografia
- Yuval Noah Harari, Homo Deus. A Brief History of Tomorrow;
- Yuval Noah Harari, Sapiens. A Brief History of Humankind;
- Yuval Noah Harari, 21 Lessons for the 21st Century;
- Humberto R. Maturana e altri, The Tree of Knowledge.
Domande frequenti
Qual è la tesi centrale del saggio?
L’autore propone una riflessione personale secondo cui, dietro l’accelerazione dei consumi e del riscaldamento globale, vi sarebbe un fattore psicologico: la difficoltà a rassegnarsi alla morte e l’attaccamento a regole religiose antiche, come quelle sulla natalità, ormai disallineate rispetto al mondo contemporaneo. È un punto di vista argomentativo, non una tesi scientifica.
Perché la “non rassegnazione” viene collegata all’evoluzione umana?
Nell’argomentazione dell’autore, il rifiuto di adattarsi passivamente agli ostacoli della natura avrebbe spinto la specie a usare sempre più l’intelligenza per superarli, generazione dopo generazione. La stessa spinta che ha reso l’uomo capace di progredire, però, si rivolgerebbe oggi contro di lui di fronte all’ostacolo insormontabile della morte.
Che ruolo hanno i robot nella visione proposta?
L’autore immagina, in chiave speculativa, che macchine sempre più intelligenti possano un giorno sostituire l’uomo. A differenza dell’essere umano, non discenderebbero dagli animali e sarebbero prive di invidia o desiderio di supremazia, e per questo, nel ragionamento dell’autore, potrebbero aiutare la Natura a sopravvivere. Resta una proiezione filosofica, non una previsione.
Il saggio nega l’esistenza di un Creatore?
No. L’autore ipotizza l’esistenza di un “Supremo Creatore”, ma contesta l’idea che sia automaticamente “buono”: osserva che malattie, sofferenza e morte fanno parte della stessa natura e che attribuire una bontà intrinseca al Creatore sarebbe una proiezione tutta umana.