Musicoterapia e allucinazioni uditive

Trattare l’angoscia correlata all’invasività delle allucinazioni uditive con la musicoterapia: analisi di un caso

L’articolo analizza un trattamento musicoterapeutico rivolto a una paziente affetta da schizofrenia e allucinazioni uditive farmacoresistenti.

Paziente femmina (1968) Diagnosi: schizofrenia paranoide farmacoresistente. Il quadro psicopatologico è caratterizzato da disorganizzazione ideativa, pervasive tematiche deliranti di tipo paranoide e di influenzamento somatopsichico, croniche allucinazioni uditive nella forma di voci dialoganti, commentanti e imperative.

Profilo funzionale:persistenti allucinaizoni uditive nella forma di voci dialoganti che condizionano fortemente il funzionamento di tutte le aree. La paziente tuttavia continua a cercare attivamente il contatto interpersonale.

Obiettivi dell’intervento musicoterapeutico:Contenimento dell’angoscia correlata all’invasività delle allucinazioni uditive. Su richiesta della psichiatra ausl inviante si richiede che l’intyervento venga svolto presso la sede della mia attività “Il Cervello Sinfonico”.

L. si presenta con il volto contratto, il capo chino, manifesta attività di wondering, irrequietezza psicomotoria , rigidità corporea. L.fatica a ricordare gli appuntamenti, ma dopo poche sedute l’interesse per l’attività la spinge ad annotarsi l’impegno e inizia ad utilizzare il telefono per averne conferma.L. ha una buona cultura musicale di base e una pregressa attiva partecipazione alle attività culturali e teatrali del paese in cui vive. Nell’ultimo anno  la situazione è peggiorata soprattutto per qullo che riguarda l’invasività delle allucinazioni uditive che gradualmente hanno ridotto i suoi interessi e i suoi rapporti interpersonali. Svolge saltuariamente un’attività di lavoro protetto per alcune ore al giorno e viene aiutata da un tutor a svolgere le normali attività quotidiane.

Le sedute di MT vengono svolte settimanalmente e si articolano nella prstica strumentale al pianoforte e nell’ascolto guidato(spesso L. chiede di annotarsi le impressioni suscitate dall’ascolto).Prima di ogni attività si lavora sulla propriocezione del  tempo interno proprio di quel giorno(spesso è rallentata ma la consapevolezza la spinge a provare a modificare questo parametro spesso con buoni risultati).A tal fine L. si è sottoposta al test di valutazione della pulsazione interna esplicitata nell’andamento del cammino spontaneo: se la pulsazione è inferiore o superiore a 40 rispetto alla pulsazione interna, si verifica se il paziente è in grado di sintonizzarsi e per quanto tempo di mantenersi su questa nuova pulsazione.

Trovata la pulsazione interna mediante esercizi mirati vocali e strumentali L. si distende gradualmente e si predispone all’attività sonoro vera e propria in modo recettivo potendo migliorare la respirazione, la postura e tentando di muoversi sulla musica in una sorta di “coccola” sonora che spesso esita oin verbalizzazioni positive e rasserenanti.In questa fase si realizza una forma di comunicazione simbolica delle emozioni o, meglio, sulle emozioni che prelude alla rievocazione dei vissuti emotivi e alla loro “definizione” attraverso le parole o a volte anche attraverso frasi musicali cantate in modo estemporaneo e in mod totalmente non consapevole.

La pratica strumentale come rispecchiamento si traduce nella possibiltà di far uscire l’intera gamma del vissuto interno di quel momento per poi sospendere e verbalizzare le proprie angosce ma nello stesso tempo offrirsi la possibilità di entrare in vibrazione con il sonoro fuori di sè.

L. rifiuta categoricamente di cantare, impaurita da questa attività: manca completamente la capacità di autoascoltarsi a livello vocale e pur essendo in grado di riconoscere le voci maschili e femminili cantate di un’opera lirica ad es, non è in grado di emettere a tutt’oggi nessun suono intonato in modo volontario e consapevole. L. è in grado di parlare delle emozioni che le suscita un ascolto, è in grado di sonorizzarle  ma non di cantarle. L. è in grado ora di modulare il dato emotivo attraverso l’utilizzo del pianoforte a coda, modulare l’espressione corporea, esaltare alcune risposte fisiologiche di rilassamento ed esplicitare verbalmente il piacere che questa attività le procura.

Obiettivi futuri

Le recenti indagini attraverso le neuroimmagini portano a credere che le allucinazioni uditive si verificherebbero per un’anomalia di funzionamento delle aree del cervello deputate al normale processamento uditivo.

Vale la pena quindi proporre ascolti dicotici? L’ascolto dicotico consiste nel presentare, per mezzo di cuffie,uno stimolo sonoro all’recchio sx e simultanemante un altro stimolo all’orecchio dx.

Le domande che mi sono posta sono le seguenti:

  • 1.L’ascolto dicotico può essere influenzato dalle allucinazioni uditive? Se sì, in che misura?
  • 2.Quale ascolto dicotico posso proporre a L.?
  • 3.L’ascolto dicotico lavorando prevalentemente sull’orecchio armonico può migliorare la capacità attentiva?Se sì, L. è in grado di riprodurre verbalmente i suoni percepiti?
  • 4. Come funziona l’ascolto polifonico in un soggetto affetto da allucinazioni uditive?
  • 5.“Suonami abbastanza forte da non farmi sentire le voci”(cit. di L.)La domanda è:
  • 6. Le variazioni di intensità possono influenzare la percezione dell’allucinazione?
  • 7.“Riesco a rispondere alle voci mentre suono e spesso tacciono”(cit.L.)

Su queste premesse non escludo che L.possa arrivare a non avere più paura della propria voce cantata, potendosi in futuro permettersi di ascoltarsi in modo consapevole anche se per tempi limitati di attenzione potendo utilizzare questa abilità per migliorare la qualità della propria vita.

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