Hieronymus Bosch – Ascesa all’Empireo, Gallerie dell’Accademia, Venezia

I progressi scientifici e tecnologici sviluppati e impiegati per scopi militari nel corso del XX secolo, hanno consegnato al mondo l’orrore dei conflitti armati più devastanti della storia dell’umanità, le armi di distruzione di massa, la bomba atomica, la logica perversa del “In guerra l’unico codice di comportamento valido è quello che ti consente di annientare il nemico”.

Mutuati dal settore militare per essere applicati in quello civile, molti di questi progressi scientifici e di queste soluzioni tecnologiche (e di questo scientifico disprezzo per la vita) hanno avuto un tale impatto sulla società occidentale del secondo dopoguerra, da decretare (una volta per tutte?) il primato di ciò che è artificiale su ciò che è naturale (necrofilia). Viene così coronato da successo uno degli obiettivi principali teorizzati dai seguaci del paradigma Illuminista, obiettivo tradotto in realtà imprenditoriale dai seguaci del paradigma Positivista, i promotori e fautori dell’Era Industriale [1]. Un primato e un obiettivo che in soli cinquant’anni hanno regalato all’Occidente democrazia, diritti umani e benessere, trasformando il pianeta che abitiamo in una pattumiera a cielo aperto straripante di rifiuti non riciclabili, con conseguenze catastrofiche sugli ecosistemi e sul clima (grazie?).

Usciti vittoriosi dalla seconda guerra mondiale e leader incontrastati nella ideazione, produzione e applicazione di soluzioni scientifiche e tecnologiche innovative, gli “alleati americani” hanno approfittato del momento storico a loro favorevole per preparare il decollo di internet e della Rivoluzione Industriale 3.0. Un decollo annunciato, tra l’altro, dal miracolo economico americano, dai primi viaggi nello spazio e dalla ascesa sociale del ceto medio, ma anche dalla Beat Generation e dal movimento di controcultura giovanile hippie. Due fenomeni, questi ultimi, che per una sorte di legge del contrappeso aprono le porte (e il mercato) dell’Occidente alla contaminazione e al consumo di qualsiasi cosa, passata e presente, vicina e lontana, in odore di ignoto, di miracoloso, di non ordinario o paranormale, di soprannaturale, di esoticamente spirituale, di alternativo allo tsunami necrofilo e materialista eruttato dalla macchina bellica.

È una nuova tendenza, destinata ad affermarsi con il movimento New Age e a migrare fuori dal continente americano, che a partire dagli anni ’60, grazie anche alla diffusione delle tecniche di rianimazione cardiopolmorare (CardioPulmonary Resuscitation, CPR), può contare su un nutrito numero di testimonianze riguardanti le cosiddette esperienze di premorte, meglio note come Near Death Experiences (NDEs) [2][3]. Testimonianze rilasciate da persone che hanno vissuto una esperienza eccezionale, come quella che può essere sperimentata tra la vita e la morte appunto, che raccontano di “misteriosi contatti” con “misteriose dimensioni parallele”. Fenomeni inspiegabili, altri-mondi popolati da altri-esseri, che lasciano una impronta nella vita dei “sopravvissuti alla morte”, o più esattamente dei sopravvissuti alla morte clinica, perché di morte clinica si tratta, che per definizione è temporanea e reversibile (ad oggi chi è irreversibilmente morto non ha mai rilasciato testimonianze né interviste, e se qualcuno o qualcosa ha parlato o parla per bocca di un medium non è mai un defunto ma è sempre un complesso psichico, un sistema di correlazioni psichiche che prendono forma nella relazione di interferenza indotta dalla trance medianica, lo stato psico-dissociativo che espone il medium all’azione potenzialmente destabilizzante di contaminazioni mnesiche a lui o a lei estranee).

Il termine Near Death Experience venne coniato nel 1975 dal filosofo, parapsicologo e psichiatra americano Raymond Moody Jr. (oggi settantasettenne), un appassionato di ipnosi regressiva, ad indicare un particolare stato organico, cognitivo, percettivo, psicologico, spirituale, di cui un individuo può fare esperienza vicino o nel corso di un processo di morte. Uno stato al quale già nel 1892 il geologo Albert von St. Gallen Heim (1849-1937) aveva dedicato una raccolta di testimonianze [4], rilasciate da alpinisti precipitati e sopravvissuti durante spedizioni di arrampicata ad alta quota (Alpi), da soldati gravemente feriti in guerra, da lavoratori precipitati da impalcature e da persone quasi morte per annegamento o a seguito di gravi incidenti.

Tutti i successivi tentativi di definire e classificare le esperienze di pre-morte hanno risentito della mancanza di criteri precisi e oggettivi di inclusione/esclusione nella selezione (a monte e non a valle) delle testimonianze raccolte. Una mancanza che ha contribuito a creare una notevole confusione intorno alla attendibilità, alla rilevanza e alla categoria di appartenenza delle testimonianze prese in esame.

Il criterio essenziale di inclusione/esclusione che dovrebbe essere introdotto e adottato nella classificazione delle supposte esperienze di pre-morte è l’accertamento clinico dello stato di pre-morte (Near Death State, NDS). Infatti, gli unici casi in cui è corretto parlare di esperienza di pre-morte sono quelli associati a morte clinica, ovvero quelli relativi ad uno stato neuro-psico-fisiologico sperimentato nel corso del processo oggettivo, temporaneo e reversibile di morte, attestato dalla assenza, temporanea e reversibile, dei parametri vitali (interruzione reversibile e involontaria dello stato di coscienza, arresto del battito cardiaco e della ventilazione polmonare, EEG isoelettrico (piatto), severa e prolungata ipotermia (<19 °C)[1], ipossia cerebrale, assenza del riflesso pupillare).

Solo la rilevazione dei parametri vitali può portare all’accertamento dei criteri clinici che depongono o non depongono per la morte clinica (la morte clinica è una condizione reversibile che deve essere distinta dalla condizione irreversibile e definitiva di morte biologica o morte cellulare o apoptosi di tutte le cellule con progressiva disgregazione di tutti i processi metabolici e conseguente deterioramento irreversibile di tutti i sistemi e organi del corpo). Statisticamente, il tempo massimo entro il quale un individuo giudicato clinicamente morto può tornare in vita, generalmente a seguito dell’esito favorevole della CPR, senza riportare danni cerebrali irreversibili, non supera i 2-4 minuti, oltre i quali, e in assenza di ventilazione polmonare assistita, il rischio di morte per apoptosi o di danno cerebrale irreversibile aumenta esponenzialmente con il trascorrere dei minuti.

L’applicazione di questo primo criterio di inclusione/esclusione consente di distinguere le esperienze di pre-morte (NDEs) vere e proprie, sperimentate in occasione di uno stato accertato di morte clinica (NDS), con interruzione reversibile e involontaria (sospensione) dello stato di coscienza, dagli stati alterati di coscienza, sperimentati in occasione di uno stato simile ma non equivalente a quello dipre-morte (Near Death Like State, NDLS). Adottando questo criterio di inclusione/esclusione, il numero di testimonianze effettivamente associate a uno stato accertato di pre-morte (morte clinica) e quindi legittimamente classificabili come NDEs (Near Death Experiences) si ridurrebbe drasticamente.

In assenza dei parametri vitali e dei criteri clinici che attestino la morte clinica, qualsiasi testimonianza raccolta può essere classificata solo come esperienza associata a uno stato simile ma non equivalente a quello di premorte (NDLS).

Di questo ampio gruppo di testimonianze fanno parte i casi di morte apparente, uno stato simile alla tanatosi o morte simulata osservata in etologia (chiamata death feigning da Charles Darwin, alla quale ricorrono per fini difensivi sia invertebrati come coleotteri e artropodi che vertebrati come uccelli, mammiferi, rettili, anfibi e pesci), ricorrente negli stati catalettici e negli stati di trance (psiconevrotica, psico-organica, ipnotica e auto-ipnotica, medianica, sciamanica), osservabile anche nell’estasi mistica, nello stato di meditazione profonda, nell’ipossia cerebrale a cui sono esposti i piloti di aerei supersonici, nell’esperienza psichedelica indotta dall’assunzione di sostanze psicotrope o dall’iperventilazione polmonare (ad es. a seguito della respirazione circolare impiegata nel Rebirthing Transpersonale, una forma di psicoterapia che prevede la respirazione controllata intesa a simulare il trauma della nascita).

Per distinguere le narrazioni raccolte dopo uno stato di morte clinica (NDS) da quelle raccolte dopo uno stato simile ma non equivalente (NDLS) , è consigliabile mantenere l’espressione esperienze di premorte (NDEs) solo in relazione alle prime e chiamare le seconde esperienze di tanato-mimesi (Tanato Mimesis Experiences, TMEs) [5].

Quali sono le condizioni psichiche o psico-corporee non-ordinarie che possono essere sperimentate nel corso di uno stato di morte clinica, NDS-NDE (che in assenza di ventilazione polmonare assistita non può protrarsi oltre i 4 minuti senza provocare danni neurologici irreversibili) o di morte apparente, NDLS-TME (che può protrarsi per giorni, mesi o addirittura anni)? Qui di seguito ne riporto alcune:

  • Stati variabili per intensità e durata di alterazione o dilatazione spazio-temporale, reversibili e temporanei, delle dinamiche correlative tra dimensione corporea e dimensione mentale, con alterazione o inibizione della fisiologica attività psico-percettiva e psico-relazionale (forme allucinatorie come allucinazioni da deprivazione sensoriale, ipnagogiche e ipnopompiche, psichedeliche, psichiatriche)
  • riduzione o aumento, volontario (stati di trance, estasi mistica, stati di meditazione profonda) o involontario (stati catalettici e narcolettici), della frequenza cardiaca, dell’afflusso di sangue e della frequenza ventilatoria polmonare
  • EEG a basso voltaggio, spettro di frequenze miste con prevalenza di onde Delta, tipo di EEG della fase REM del sonno
  • EEG ad alto voltaggio, spettro di frequenza coerente, con prevalenza di onde Gamma, Theta e Alfa, tipo di EEG dello stato meditativo profondo.

In letteratura vengono riportate molte testimonianze di soggetti che dopo avere “fatto ritorno” da un NDS o NDLS riferiscono, indipendentemente dall’età, dal sesso, dal contesto culturale, religioso e sociale, di avere “vissuto” una o più di una delle seguenti esperienze:

  • una esperienza fuori dal corpo, o Out of Body Experience (OBE)[2];
  • particolari sensazioni di benessere (ma anche di malessere) accompagnate dalla visione di una luce alla fine di un tunnel;
  • l’incontro con familiari defunti o con altre entità immateriali;
  • il riepilogo visivo della propria vita.

Comunque le si voglia interpretare, e non è questo il fine del presente articolo, l’elemento centrale che caratterizza ogni esperienza psichica e/o psico-corporea non ordinaria è costituito dalla sospensione (NDS) o alterazione (NDLS) temporanea e reversibile delle dinamiche correlative tra dimensione corporea e dimensione mentale.

Quando ci riferiamo al corpo ci riferiamo a uno stato e a dinamiche particolari (biologiche) dell’energia: energia condensata (dimensione atomica e sovratomica) e rarefatta (dimensione subatomica e radiativa). Quando studiamo il corpo, quindi, studiamo un particolare sistema relazionale, dinamico e multicomposto, della dimensione dell’energia e dei processi energetici. Ma se la dimensione corporea appartiene alla dimensione dell’energia, a quale dimensione fisica appartiene la dimensione mentale?

Innanzitutto: cos’è la psiche?

La psiche non è la mente. La psiche sta alla mente come l’oceano sta all’onda. La psiche è il territorio. La mente è una particolare conformazione morfologica del territorio. Più esattamente la mente è una conformazione neurologica del territorio psiche. La mente esiste solo in funzione dei suoi correlati neurologici. La mente umana è un caso particolare di un fenomeno (mentale) comune a tutti gli organismi neurologici (animali). In generale, la mente umana indica un particolare stato di integrazione di un sistema di correlazioni psichiche e neurologiche (conformazione morfologica del territorio), maturate nel processo di diversificazione zoologica dei correlati neurologici del fenomeno mentale.

Ma il termine psiche è troppo compromesso da facili associazioni antropocentriche per non essere fuorviante. Al suo posto è preferibile il termine psichismo (Jung-Pauli Unus Mundus). Lo psichismo indica una dimensione fisica preesistente, coesistente e complementare alla dimensione dell’energia. La dimensione dell’energia è la dimensione della distribuzione non-uniforme di gradienti di potenziale cinetico, che si traduce nella costituzione di una rete di relazioni di interferenza, locali e non-locali, tra fenomeni vibrazionali (sistemi oscillanti).

Il fenomeno mentale animale in generale e quello umano in particolare non sono fenomeni energetici, ovvero, il loro territorio di appartenenza non è quello definito dalla costante di Planck (il coefficiente di proporzionalità noto come quanto di azione fondamentale) [11][12][13].

Da un punto di vista termodinamico, l’energia può essere definita come la capacità d’azione di un oggetto o di un sistema fisico in funzione del suo potenziale cinetico. Il potenziale cinetico corrisponde a una quantità di moto che per agire deve variare. La variazione della quantità di moto equivale ad un impulso di moto. In prima approssimazione, possiamo dire che la dimensione dell’energia è la dimensione delle variazioni della quantità di moto, ovvero la dimensione dove agiscono gli impulsi di moto.

Dal punto di vista della elettrodinamica quantistica queste variazioni possono essere subliminali o supraliminali. La distribuzione non-uniforme di variazioni subliminali della quantità di moto corrisponde a un regime fisico non-eccitato costituito solo da energia radiante (mass free) indicato come campo quantistico di punto zero. Grazie a fenomeni di risonanza, alcune porzioni di questo campo vengono interessate da una distribuzione non-uniforme di variazioni supraliminali di quantità di moto. Al di sopra di una certa soglia o di una certa concentrazione, queste variazioni innescano una transizione di stato (o transizione di fase) favorevole alla instaurazione del regime fisico eccitato (del campo quantistico) che chiamiamo Universo, costituito sia da energia radiante (rarefatta) che da energia massiva (compattificata), dove nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.

In sintesi, l’energia è la capacità d’azione (capacità di generare interferenza) di un sistema oscillante immerso in una distribuzione non-uniforme di impulsi di moto (variazioni di una differenza di potenziale cinetico). Ricordando che una differenza di potenziale indica uno stato di tensione o semplicemente tensione (il tonos degli stoici, tensione appunto, il movimento tensionale in virtù del quale agisce lo pneuma nella sua funzione di attualizzazione, attraverso la tensione-coesione, del mondo manifesto), è possibile ipotizzare che la condizione preesistente alla dimensione dell’energia corrisponda a una dimensione fisica costituita da una irriducibile e indifferenziata Tensione (implicata, David Bohm), “agitata dentro” da un principio dinamico totipotente (dynamis[3]).

Nella prospettiva indicata da questa ipotesi, la dimensione della Tensione corrisponde alla dimensione dello psichismo, la dimensione soggiacente e complementare alla dimensione dell’energia. Quando parliamo di correlazioni psichiche, allora, parliamo di correlazioni tra gradienti di tensione (gradienti tensivi). Quando parliamo di correlati neurologici della mente, ci riferiamo a una distribuzione neuro-dipendente di impulsi di moto accoppiati ad una distribuzione specie-specifica di gradienti di tensione.

Il fenomeno psichico in generale (psichismo) e quello mentale in particolare, quindi, non sono fenomeni energetici ma tensivi. La dimensione dell’energia è prefigurata nella dimensione della tensione. Rispetto alla dimensione dell’energia, la dimensione della tensione è come la madre che porta il figlio in sé.

Possiamo, in conclusione, introdurre una distinzione filogenetica tra la funzione psichica, la funzione mentale e la funzione cognitiva del genere Homo [14][15]:

  • La funzione psichica è la predisposizione relazionale, distintiva, implicata nella configurazione filogeneticamente prescritta dell’ambiente psichico umano (insight). È il bacino specie-specifico di correlazioni tensive, l’ordito tensivo su cui viene intessuta la trama energetica inerente al genere Homo, in cui sono disciolte tutte le transizioni di fase (biforcazioni) a cui è andato incontro il territorio dello psichismo biologico nel corso della filogenesi, passando per la transizione neurologica animale fino alla biforcazione filogenetica che ha portato alla comparsa del genere Homo.
  • La funzione mentale è la forma esplicata, modale e procedurale, della funzione psichica. Si riferisce al processo di in-formazione a cui è andato incontro l’ambiente psichico→mentale umano nel rapporto con l’ambiente. De facto, la funzione psichica e la funzione mentale sono sempre state compresenti (ciò che varia è la prevalenza dell’una sull’altra), e rimandano al concetto junghiano di archetipo (materia prima/grezza psichica) e a quello di inconscio collettivo. Dal punto di vista psicodinamico, queste due funzioni qualificano l’assetto costitutivo, e la dinamica, dell’ambiente psichico→mentale che precede la nascita psicologica del genere Homo (Paleolitico Medio).
  • La funzione cognitiva, è la capacità relazionale, acquisita dalla particolare differenziazione, e dal successivo assetto, dell’ambiente psichico→mentale, dopo la nascita psicologica e, in particolare, dallo sviluppo del linguaggio orale e dalla maturazione del pensiero cognitivo, inteso come capacità di programmare azioni significative rispetto alla capacità di formulare finalità significative, ricorrendo all’esercizio dell’ideazione e della discriminazione intenzionali, relativamente autonome dalla prescrizione filogenetica (stereotipia adattiva).

Con la morte clinica (NDS) decade (temporaneamente e reversibilmente) sia l’accoppiamento soggettivo (neuropsicologico) che l’accoppiamento oggettivo (fisico) tra dimensione corporea (dimensione dell’energia) e dimensione mentale (dimensione della tensione). Ciò comporta non l’alterazione ma la sospensione dello stato di coscienza, uno stato di totale incoscienza in cui tutte le funzioni cognitive ordinarie sono azzerate.

Con la morte apparente (NDLS) non si verifica una sospensione ma una alterazione dello stato di coscienza, uno stato di parziale incoscienza in cui le funzioni cognitive ordinarie non sono azzerate ma variabilmente alterate/depresse. In questo stato viene a mancare l’integrità dell’accoppiamento soggettivo-neuropsicologico tra dimensione corporea e dimensione mentale, e dell’accoppiamento oggettivo-fisico (questo è quello che può consentire a una persona in stato vegetativo di sopravvivere anche senza dispositivi salvavita). Solo in questi casi è corretto parlare di stati alterati di coscienza.

RIFERIMENTI:

[1] Messori, C. (2018) Dall’Uomo-Macchina Illuminista alla Robotizzazione della Società. Rivista semestrale di psicologia del profondo Il Minotauro, Persiani Editore, Bologna, Italy

[2] Messori, C. (2013) Near-Death Experience nell’Epoca di Transizione da Homo Technologicus a Homo Artificialis. Rivista semestrale di psicologia del profondo Il Minotauro, Persiani Editore, Bologna, Italy

[3] Messori, C. (2018) Near Death Experiences: Falling Down a Very Deep Well. Open Access Library Journal, 5(11)

[4] Heim, A. v. Tsg. (1892) Notizen über den Tod durch Absturz [Remarks on fatalfalls]. Jahrbuch der Schweitzerischen Alpclub [Yearbook of the Swiss Alpine Club], 27

[5] Ring, K. (1980) Life at death: A scientific investigation of the near-death experience, Coward, McCann & Geoghenan, New York

[6] Muldoon, S., Carrington, H. (1929) The Projection of the Astral Body, Rider & Co.; Paternoster House, E.C.

[7] Blanke, O., Mohr, C. (2005) Out-of-body experience, heautoscopy, and autoscopic hallucination of neurological origin. Implications for neurocognitive mechanisms of corporeal awareness and self-consciousness, Brain Research Reviews, 50
[8] Rousseau, D. (2011) Near-Death Experiences and the Mind-Body Relationship: A SystemsTheoretical Perspective, Journal of Near-Death Studies, 29(3)

[9] Fracasso, C., Friedman, H. (2011) Near-Death Experiences and the Possibility of Disembodied Consciousness, NeuroQuantology, 9(1)

[10] Sartori, P., Badham, P., Fenwick, P.  (2006) A Prospectively Studied Near-Death Experience with Corroborated Out-of-Body Perceptions and Unexplained Healing, Journal of Near-Death Studies, 25(2)

[11] Messori, C. (2020) Mind-Brain-Body System’s Dynamics, Open Access Library Journal, 7

[12] Messori, C. (2015-2016) Quale Modello per le Neuroscienze. Rivista semestrale di psicologia del profondo Il Minotauro, Persiani Editore, Bologna, Italy

[13] Messori, C. (2013) L’Antropologia della Coscienza incontra la Fisica Quantistico-Relativistica: Modello Cosmogonico Endodynamotensivo (EDT) e Mnemopoiesi (MOPS). Rivista semestrale di psicologia del profondo Il Minotauro, Persiani Editore, Bologna, Italy

[14] Messori, C. (2012) Dalla Facoltà Acustico-Musicale alle Origini del Linguaggio Orale Fino al Predominio della Cavità Orale che Genera il Mondo sulla Cavità Uterina che Genera la Vita. Rivista semestrale di psicologia del profondo Il Minotauro, Persiani Editore, Bologna, Italy

[15] Messori, C. (2019) Paleoanthropology of Consciousness, Culture and Oral Language. Open Access Library Journal, 6(3)


[1] La letteratura clinica riporta almeno tre casi di persone di età diverse, giudicate clinicamente morte a causa di una profonda ipotermia (temperatura corporea inferiore ai 20 °C), che grazie alle cure mediche e alla rianimazione cardiopolmonare sono sopravvissute senza riportare danni neurologici. Sono: l’americana Michelle Funk, che all’epoca (1986) aveva solo due anni e mezzo, rianimata dopo che la sua temperatura corporea era scesa per più di un’ora a 19 °C; la norvegese Anna Bagenholm, che all’epoca (1999) aveva 29 anni, rianimata dopo che la sua temperatura corporea era scesa per più di un’ora a 13,7 °C; la svedese Stella Berndtsson, che all’epoca (2011) aveva 7 anni, rianimata dopo che la sua temperatura corporea era scesa per più di un’ora a 13,2 °C.

[2] Sylvan Muldoon [6] descriveva (1929) la OBE da lui sperimentata nel modo seguente: “Stavo fluttuando nell’aria, rigidamente orizzontale, qualche metro sopra il letto […] mi stavo dirigendo verso il soffitto, orizzontale e impotente […] Sono riuscito a voltarmi e c’era […] un altro “me” sdraiato tranquillamente sul letto”. Secondo [7] i tre elementi fenomenologici che caratterizzano una OBE sono [8][9][10]:

  • la sensazione di essere al di fuori del proprio corpo fisico (disincarnazione);
  • la sensazione di vedere da una prospettiva visuo-spaziale distanziata ed elevata (prospettiva);
  • la sensazione di vedere il proprio corpo da questa prospettiva elevata (autoscopia).

[3] Con Aristotele per dynamis si intende la potenza correlata all’azione (energheia), la causa efficiente connessa al movimento e ai suoi effetti quantitativi e qualitativi; la potenza inerente o possibilità intrinseca di un ente di tradursi in una azione (energheia) che può realizzarsi o meno, un valore di realtà solo possibile rispetto all’azione reale realizzata.