Penetrare l’ignoto, la grande sfida del cervello umano

Per le neuroscienze, è la sfida più difficile, ma anche più affascinante quella di comprendere il funzionamento del cervello e le origini della mente umana. E’ il problema “più alto e interessante” per uno scienziato (Darwin).

Per secoli, la mente e il corpo sono stati considerati campi distinti e ancora oggi alla spiegazione biologica si oppone spesso il “mistero” della mente umana così aerea e impalpabile da eludere qualsiasi modello scientifico. Il crescente interesse in campo genetico, biologico e neurologico della questione ha reso prioritario per gli scienziati l’obiettivo di riuscire a chiarire come l’evoluzione possa aver generato, fra i 150.000 e i 45.000 anni fa, la mente umana, ovvero quell’insieme di facoltà che comprendono il pensiero, il linguaggio, l’immaginazione, il senso morale e quello religioso.

Quella dell’evoluzione- afferma Damasio- è “una storia bellissima” e rappresenta un’acquisizione “senza precedenti”. Per la prima volta viene proposta la sopravvivenza degli organismi e la spiegazione delle origini della vita e le sue ramificazioni successive. E per la prima volta un grande scenario viene raccontato. La vita è emersa circa 3,5 miliardi di anni fa in un mondo originatosi dodici miliardi di anni fa. “Piccolo ramoscello” sul grande albero della diversità e unicità, l’ Homo sapiens compare 200.000 anni fa in Africa e dà inizio a una storia avvincente, che porterà alla comparsa  del pensiero simbolico, del linguaggio e delle credenze religiose. Compare la cultura.

In realtà, la mente umana- sancta sanctorum della nostra unicità- è da sempre l’oggetto delle maggiori resistenze alla spiegazione evoluzionistica. La quale viene respinta nei modi più diversi, che vanno dal tradizionale creazionismo biblico fino all’attuale dottrina del “disegno intelligente”, che subordina il processo evolutivo all’azione finalistica di una mente superiore (Dio) e presentandosi come una presunta teoria alternativa, insinuando che non esisterebbero prove della discendenza di Homo sapiens dalle scimmie antropomorfe. Sta di fatto che la scoperta scientifica dell’evoluzione biologica mostra che tutti gli esseri viventi sono legati fra loro da una relazione di parentela, cioè di discendenza biologica a partire da un antenato comune, come testimoniano “le prove molecolari e archeologiche”.

La famiglia ominide si stacca dalle scimmie antropomorfe intorno a 6-7 miliardi di anni fa, mentre 2 milioni di anni fa prende avvio l’avventura del genere Homo , in virtù dei meccanismi evolutivi, cioè mutazione, selezione, speciazione, estinzione. Il famoso neuroscienziato (ateo) R. Dawkins definisce questo processo – insieme con il collega J. Diamond- “grande balzo in avanti”, mentre studiosi che ammettono l’esistenza di Dio, lo chiamano “salto ontologico”. L’interesse del tema  si è nel tempo accresciuto proprio in virtù delle sue notevoli e cruciali implicazioni neuroscientifiche e filosofiche, le quali dividono chi vede nel cervello e nella mente umana “una scintilla divina” da chi li considera il frutto più sofisticato di processi evolutivi dominati dal caso.

Da una parte dunque abbiamo gli scienziati riduzionisti, come Dawkins, Dennet, Hauser, secondo i quali lo studio della biologia può consentirci di pervenire a dire l’ultima parola sulla mente umana. Sul versante opposto, i fautori del “disegno intelligente”, ovvero del creazionismo, i quali affermano che non solo il comportamento umano, ma l’intero percorso dell’evoluzione si può spiegare solo chiamando in causa un intervento soprannaturale.

In un suo recente saggio, F. Facchini, docente e sacerdote cattolico, critica la teoria del “disegno intelligente”, che a suo dire “non appartiene alla scienza”, ma al tempo stesso  sottolinea che l’uomo, in quanto dotato  della facoltà di pensare, “reclama una trascendenza nella sua origine, perché lo spirito non può derivare dalle forze della materia”. L’errore dei sostenitori del disegno intelligente – egli aggiunge – consiste nel tentativo di “introdurre un elemento soprannaturale per spiegare fatti che rimangono nell’ambito fisico e biologico”. Ma il pensiero, il linguaggio simbolico, la coscienza, l’autodeterminazione e altre qualità intellettive, sono tutte caratteristiche dell’uomo, le quali “non si possono ricondurre al semplice sviluppo dell’attività cerebrale. E’ vano cercare una spiegazione con i metodi delle scienze naturali, perché siamo dinanzi a fenomeni trascendenti che sfuggono alla loro indagine”.

Nel ritenere sbagliato il tentativo di ridurre la mente umana al dato biologico concorda anche T. Piovani, convinto darwiniano e curatore del  volume “L’evoluzione della mente” (Sperlig e Kupfer 2008), scritto da autorevoli scienziati, i quali s’interrogano sulle origini della mente e del comportamento umano C’è chi sostiene che un giorno scopriremo il cromosoma della morale, ovvero la grammatica universale del comportamento etico inscritto nel genoma umano.  Anche se ciò dovesse avvenire, saremmo ben lontani dall’aver risolto tutti i problemi in questo campo, perché esiste sempre un ulteriore livello di studio nella valutazione del cervello e della mente, di cui le scienze naturali non possono dar conto.

Ma è proprio necessario – si chiedono alcuni neuroscienziati – richiamarsi alla trascendenza per spiegare la dimensione mentale e culturale dell’Homo sapiens? Una volta ammesso che l’uomo– risponde Facchini – è un unicum e la sua comparsa segna un salto di qualità, ci troviamo su un piano che sfugge agli strumenti della conoscenza empirica. Non è detto che l’unica soluzione sia ammettere l’esistenza del Dio biblico: c’è chi vede il trascendente come uno spirito universale e impersonale che avvolge la realtà.

Diverso l’approccio di altri studiosi. L’irriducibilità del comportamento umano alla biologia – dichiara Pievani – non richiama automaticamente la trascendenza. Come dire che c’è un mistero su cui l’indagine scientifica non ha nulla da dire; meglio: un mistero che la scienza deve ancora cercare di comprendere e spiegare. Allo stato, possiamo affermare che i meccanismi biologici dell’evoluzione non bastano finora a spiegare il cervello e la mente umana. La scienza è un sapere provvisorio e avrà sempre di fronte l’ignoto. Penetrare l’ignoto è però la grande sfida del cervello umano, un cervello che non ha colonne d’Ercole. Perché il cervello umano è “più grande del cielo e più profondo del mare” – come canta la poetessa americana Emily Dickinson -, poiché tutto il mondo in qualche modo – chiarisce Edelman – “ è contenuto nel cervello”.

 

[box type=”info”] foto: http://conte.caltech.edu/ sites/default/files/ imagecache/large/gallery/ web_AgCC_WholeBrainFibers_Overlay.jpg[/box]

2 risposte

  1. Tutta questa diatriba è fondata sulla non estensione della visione filogenetica all’intera evoluzione dell’universo. In questa ottica tutto diverrebbe chiaro. Non esiste uno spirito infuso nel corpo umano, né da un dio e né da un preesistente spirito universale. Esiste solo un processo che a partire dalla nucleosintesi si complessifica sempre più sulla spinta della Ricerca Dell’Equilibrio che fu interrotto dal Big Bang. In questo processo, l’energia primeva, assolutamente incosciente di sé, è giunta a strutturarsi localmente — per quanto ne sappiamo, nell’uomo terrestre al massimo grado — in modo da cominciare a riconoscersi. Quindi, la spiritualità universale è semplicemente in corso di produzione, e si sta attualmente manifestando localmente nell’uomo per evolversi ulteriormente, magari superando la struttura biologica a cui è fin qui pervenuta. L’apporto tecnologico, che vede ridursi sempre più le aree cerebrali dedicate al funzionamento della “macchina” umana a favore di quelle dedicate alla rete di connessione delle menti che essa produce, sembra indicare l’evoluzione di una “neurosfera” capace di ampliare sempre più le capacità di autocomprensione dell’energia da cui tutto è partito.
    http://www.riflessioni.it/la_riflessione/ricerca-equilibrio-1.htm

  2. Faccio un ipotesi tra fantasia, metafisica e teorie caotiche….

    Agli inizi non esisteva né il bene né il male, esisteva il caos che si accompagnava all’Essenza. Si estendevano sugli abissi e su tutti gli universi possibili. Immane era ed è la loro energia. S’addensano e si dispiegano, formano mondi e creano universi.
    Non è una mente la loro, in loro si svolge il disordinato e l’ordinato creare, seguono l’unica legge che determina il tutto, la possibilità. Dove l’uno ordina l’altro disperde. Dove l’uno disunisce l’altro aggrega. Agiscono all’unisono e creano.
    Vi parrà strano che l’ordinato proceda con il disordinato: solo così nasce il possibile.
    Se immaginate dove poi tutti gli universi confluiscono vedrete un punto di incontro tra il caos e l’Essenza, è lì che è l’inizio ed è là il termine, é lì l’omega e l’alfa.
    È quello il punto fisso, che alcuni chiamano dio, e altri nominano JHWH o Yahveh, il tetragràmmaton.
    Qui si situa quell’inizio di curva in cui lo spazio e il tempo si arrestano e manifestano con un’implosione la nascita di altri universi.
    Da quell’inizio proveniamo, quale polvere animata di essenza e di caos siderale.
    Dalla possibilità discese la stirpe degli uomini. Dalla possibilità discese il mondo che intorno scorgiamo con tutti i nostri sensi. Dalla possibilità deriva questa nostra mente che in quel punto fisso si riflette e pretende di trasformare l’impossibile in possibile e si paragona a lui.
    Non dimenticatevi che siamo discesi da quello eterno gioco tra la possibilità e l’impossibilità per essere qui presenti.
    Andiamo in giro come alunni e ci perdiamo la possibilità del giorno inseguendo ciascuno il punto fisso.
    Il desiderio diviene di ciascuno l’inganno e rende le menti fallaci.

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