Abstract

Viviamo in un mondo ricco di immagini e simbolismo. Noi sogniamo essenzialmente per immagini. Secondo C.G. Jung, le immagini costituiscono il linguaggio dell’anima. Le immagini evocano simboli, archetipi, che a loro volta sono contenitori di informazioni esperienziali: sensazioni, emozioni, sentimenti. Molti grandi scienziati hanno dichiarato di aver sviluppato le loro ricerche, teorie o invenzioni sospendendo per un momento la ragione logica e pensando per immagini o simboli. Oggi siamo ad un passo dal dimostrare scientificamente che le immagini simboliche e gli archetipi possono letteralmente acquisire massa e costruire delle strutture biologiche, dentro noi stessi. Serve una nuova apertura di pensiero nella Scienza, che metta al centro la sacralità della Natura, e come tale l’uomo, la sua anima, e la sua misteriosa capacità di creare immagini e miti.

Rimettere la Natura al centro

La nostra vita quotidiana è spesso bombardata da immagini e simboli associabili alle dinamiche socio-economiche imperanti: dal consumismo, alle pure logiche di profitto, dall’egocentrismo alla violenza, ecc. In un certo senso, l’attuale società pare abbia smarrito i valori di quelle tradizioni sacre che mettevano al centro la Natura. Una Scienza eccessivamente cartesiana, una tecnologia spesso orientata solo al profitto stanno desacralizzando la Natura. Questo modello sta creando un impatto negativo sul nostro benessere, sulla società, sull’ambiente, sull’economia di lungo termine. Certamente non è sostenibile. Abbiamo paura del futuro perché ci stiamo allontanando dalla Natura. Le nostre malattie sono, anche, malattie sociali, che colpiscono, ancor prima dei singoli, il “tessuto socio-culturale” nel quale viviamo.

Un esempio. Negli ultimi 10 anni le malattie di cancro nei paesi industrializzati sono aumentate del 33%. In fondo, noi siamo come le cellule dell’organismo sociale. In un organismo sano, le cellule normali, che sono ben differenziate, si riproducono in modo regolare, attivano l’apoptosi quando sono danneggiate (o stimolate a farlo dal loro ritmo interno) e si integrano coerentemente l’una con l’altra per formare tessuti o organi sani. Le cellule malate, al contrario, sono scarsamente differenziate, si riproducono in modo irregolare e spesso senza limiti, diventano “egoiste” e si associano solo per formare tumori, relativamente disordinati. La nostra società si sta ammalando.

Il linguaggio delle immagini

Nelle società cosiddette primitive, ma non solo, anche nelle più recenti Medicine di tradizione, la figura del guaritore o sciamano appare fondata sulla sacralità delle forze della Natura. Il guaritore o sciamano aveva il compito di favorire la guarigione spirituale, psicosomatica, fisica, sia sociale sia individuale, attraverso rituali e pratiche mistiche. Lo sciamano aiutava a comunicare con la Natura, anche attraverso stati alterati di coscienza, attraverso la sua forza immaginifica. È interessante quanto ha affermato la psicologa Jeanne Achterberg: nello sciamanesimo l’immagine potrebbe essere considerata sia la causa sia la cura della malattia. Anche la psicologia junghiana attribuisce forte valore alle immagini: la terapia doveva prevedere il dialogo con la psiche attraverso il linguaggio delle immagini, che è anche il linguaggio per comunicare con la Natura.

James Hillman, allievo d C.G. Jung, e fondatore della psicologia archetipica, porta avanti lo stesso messaggio: l’anima è la vera “creatrice” di tutte le immagini della nostra vita, immagini che sono dei veri e propri portali verso la “visione immaginale” della realtà, sia visibile sia invisibile. Per James Hillman l’errore fondamentale della cultura odierna è la perdita delle tradizioni sacre: “Con il progresso delle scienze il nostro mondo diventa sempre più disumano. L’essere umano è solo, non si sente più legato alla Natura, non prova più niente per eventi che una volta erano colmi di senso simbolico. Gli uomini non sanno più parlare con le pietre, né con gli animali o le piante. La possibilità di comunicare con la Natura è perduta”.

Il Daimon quantistico

James Hillman, nel suo libro [1] “per decifrare il codice dell’anima” si ispira al mito platonico di Er: “l’anima di ciascuno di noi sceglie un “compagno segreto”: chiamato daimon dai greci, genius per i latini, angelo custode per i cristiani. Il daimon è un piccolo Shiva, come diceva C.G. Jung. “Sarà lui a guidarci nel cammino terreno”. In questa lettura rilettura è facile trovare anche dei punti di contatto con il pensiero buddista, con la religione induista e con alcuni popolari concetti della fisica quantistica, ad esempio: il danzare creativo particelle virtuali nel vuoto quantistico, la scomparsa del confine netto tra osservatore ed osservato, l’entanglement, etc.  In effetti, C.G. Jung e W. Pauli hanno tracciato un possibile ponte tra psicologia analitica e fisica quantistica e F. Capra è stato tra i primi fisici a mettere in luce i molteplici punti di contatto della fisica quantistica con le culture orientali.

Dunque, potrebbe esistere un legame tra il linguaggio delle immagini simboliche e le strutture di pensiero della fisica quantistica. Non lo diciamo con leggerezza, sebben oggi sia molto facile imbattersi in paralleli di questo tipo. C’è un’incredibile abbondanza di pubblicazioni, corsi e pratiche che non hanno nulla a che fare con la fisica quantistica sebbene si definiscano tali. Talvolta si tratta di persone in buona fede, talvolta anche di ciarlatani: caratteristiche comuni di questa moda, sono l’uso ambiguo di termini scientifici e di concetti senza darne una precisa definizione (perché manca una conoscenza di base consolidata), o l’idea di spingere nel terreno quantistico tutto ciò che risulta strano, imponderabile o di difficile spiegazione.

Prendiamo le distanze, ovviamente, da questi approcci generalisti e pseudoscientifici. Ma il mistero della Natura è intorno a noi, è palpabile, spesso inspiegabile e la Scienza non deve negarlo ma deve saper ampliare il proprio metodo di indagine, deve andare oltre la ragione.

Risacralizzare il Cosmo

Ervin Laszlo, nell’introduzione al suo testo “Risacralizzare il Cosmo – per una visione integrale della realtà” scrive [2]: “La parte più avanzata della scienza contemporanea si trova di fronte a un’evidenza di grande portata: l’universo, con tutto ciò che contiene, è un tutto coerente e quasi vivente. Tutte le cose sono in esso collegate. Tutto ciò che accade in un luogo accade anche in altri luoghi; tutto ciò che è accaduto in un dato punto del tempo accade in tutti gli altri istanti. E le tracce di tutte le cose accadute perdurano; niente è completamente evanescente, niente di ciò che c’è oggi scomparirà mai del tutto domani. L’universo non è fatto di cose e di eventi separati, di spettatori esterni e di uno spettacolo impersonale…”.

“Le immagini sono il linguaggio dell’anima”

Noi sogniamo principalmente per immagini. Le immagini costituisco il linguaggio, il verbo dell’anima. In un organismo sano, come in una società sana, le immagini sono associate a significati simbolici che mettono al centro la sacralità della Natura. La conoscenza integrale comporta il superamento della fredda logica cartesiana, ed implica una compenetrazione nella relazione osservatore – osservato.

Questo della conoscenza incarnata è tema parzialmente toccato dal modello enattivo di F. Varela et alii [3]: “interno” e “esterno” all’osservatore non sono mai domini separati, connessi solo tramite un’interfaccia di rappresentazione: sono domini compenetrati che evolvono attraverso l’accoppiamento strutturale del sistema nervoso, dell’organismo con l’ambiente. Per la verità, il modello enattivo era fondato solo sull’aspetto sensomotorio, mentre le immagini relative a sensazioni, emozioni, sentimenti dell’osservatore, non erano ancora considerate [4].

Appare dunque interessante estendere questo modello. Gli esseri viventi ricevono continuamente segnali di vario tipo dall’ambiente esterno: potremmo definire questi segnali come immagini, secondo un’ampia accezione del termine, che vengono riempite dall’osservatore di un significato simbolico, attraverso sensazioni, emozioni, sentimenti.

Infatti, i cinque sensi, attraverso i relativi recettori, trasformano i segnali ricevuti dall’esterno in impulsi elettro-chimici veicolati internamente ed elaborati dal sistema nervoso, dal corpo: in questa fase di elaborazione le immagini si combinano e gli vengono associate sensazioni, emozioni, sentimenti, insomma le immagini diventano immagine simboliche interne, legate anche allo stato di benessere del corpo fisico, nel complesso. Segue un’eventuale risposta agli stimoli ricevuti attraverso delle azioni o attuazioni.  

Un complesso ologramma elettromagnetico

L’elaborazione compiuta dal sistema nervoso (non limitatamente nel cervello, in tutto il corpo) è dunque incarnata nel sistema vivente ed ha carattere sistemico. L’elaborazione avviene attraverso complesse interferenze di oscillazioni elettromagnetiche che creano onde stazionarie, pattern (figura 1), ologrammi. In definitiva, le immagini e gli archetipi si riempiono di significato simbolico.

Figura 1 – Con la risonanza magnetica funzionale (fMRI) e l’analisi del pattern vibrazionali nel cervello, è possibile decodificare il contenuto di immagini visualizzate da un soggetto [5]

…e il “Verbo diventa Carne

Queste complesse interferenze di oscillazioni elettromagnetiche sono rappresentabili (almeno in linea di principio) con la matematica degli ologrammi (ad es. laplaciani e trasformate di Fourier), un approccio che portò il Nobel a Denis Gabor. Un modello che ricorre anche nei lavori di D. Bohm sul cosiddetto olomovimento [6] della realtà, e nella mente olografica di K. Pribram [7].

Il modello del cervello dissipativo di G. Vitiello [8] costituisce un ulteriore passo avanti. Esso fornisce nuovi elementi fondamentali, ispirati alla Teoria Quantistica dei Campi (QFT) [9], che ci aiutano a rispondere alla sfidante domanda successiva: ma l’informazione simbolica delle immagini archetipali può trasformarsi in energia/materia biologica, e quindi avere un diretto impatto sullo stato e sul benessere dell’organismo?

Uno degli aspetti distintivi del modello dissipativo del cervello di G. Vitiello è che la generazione di informazione del cervello (nel nostro esempio immagini simboliche) avviene attraverso delle rotture di simmetria, che generano a loro volta i cosiddetti bosoni di Nambu Goldstone (NG) [10]. Semplificando, potremmo dire che i bosoni di NG costituiscono l’informazione che conferisce ordine e forma all’energia e alla materia vivente. Nel nostro esempio, i bosoni di NG sono codificati nella fase delle oscillazioni elettromagnetiche di cui abbiamo parlato sopra.

Figura 2 – Modi di Goldstone e di Higgs

Secondo la QFT, i bosoni di NG sono sempre accompagnati da difetti topologici (ad es. micro-vortici nei liquidi cellulari).  Questi difetti topologici, a loro volta, creano le condizioni per il conferimento della massa ai bosoni di NG, attraverso le interazioni con i campi di Higgs: come dire le immagini simboliche, inizialmente codificate come informazioni attraverso i modi dei bosoni di NG, si trasformano letteralmente in energia/massa, materia vivente. Come dire: le immagini archetipali si possono materializzare al nostro interno, ovvero possono avere un diretto impatto sul nostro stato e livello di benessere. Successive pubblicazioni riguarderanno le prove matematiche e le sperimentazioni in corso.

Conclusioni

Secondo C.G. Jung, le immagini costituiscono il linguaggio dell’anima. Le immagini evocano simboli, archetipi, che a loro volta sono contenitori di complesse strutture di informazioni esperienziali. Oggi siamo ad un passo dal dimostrare scientificamente che le immagini simboliche e gli archetipi possono letteralmente acquisire massa e costruire delle strutture biologiche, dentro noi stessi. Serve una nuova apertura di pensiero nella Scienza, che metta al centro la sacralità della Natura, e, come tale l’uomo, ovvero la sua anima, e la sua misteriosa capacità di materializzare di immagini e miti.

Bibliografia

  • [1] Hillman, J. Il codice dell’anima (Vol. 6). Adelphi Edizioni spa, 2014.
  • [2] Laszlo, E. Risacralizzare il cosmo. Per una visione integrale della realtà. Apogeo Editore, 2008.
  • [3] Varela, F.J., Thompson, E. e Rosch. The Embodied Mind, Cambridge (MA), MIT Press, 1991.
  • [4] Colombetti, G., & Thompson, E. (2008). Il corpo E il vissuto affettivo: Verso un approccio «enattivo» allo studio delle emozioni. Rivista di estetica, (37), 77-96; disponibile al link https://journals.openedition.org/estetica/1982
  • [5] Koenig-Robert, R., & Pearson, J. Decoding the contents and strength of imagery before volitional engagement. Scientific reports, 9(1), 3504, 2019; disponibile al link   https://www.nature.com/articles/s41598-019-39813-y
  • [6] Weber, R. Reflections on David Bohm’s holomovement. In Metaphors of Consciousness (pp. 121-140). Springer, Boston, MA. 1989.
  • [7] Pribram, K. Holonomic brain theory. Scholarpedia, 2(5), 2735. 2007.
  • [8] Vitiello, G. Essere nel mondo: Io e il mio Doppio. Freeman, 2004, 2006.
  • [9] Umezawa, H. Development in concepts in quantum field theory in half century. Math. Japonica, vol. 41, p. 109–124, 1995.
  • [10] Manzalini, A. L’informazione più profonda dell’essere. Neuroscienze, 2019; disponibile al link  https://www.neuroscienze.net/teoria-quantistica-dei-campi/
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