Capire lo spirito del tempo

La struttura trinitaria del cervello ci porterà verso un futuro post-umano

In questi ultimi secoli, l’umanità- come ci ricorda il neuroscienzato Ramachandran- è stata caratterizzata da straordinarie rivoluzioni scientifiche, che hanno profondamente modificato l’immagine che abbiamo di noi stessi, del nostro posto nell’universo e della nostra cultura.

La prima rivoluzione fu quella copernicana: la Terra non più al centro dell’universo, ma “un granello di polvere orbitante intorno al sole”.

La seconda rivoluzione appartiene a Darwin, la cui teoria privò l’uomo della sua immagine di angelo e lo chiamò- come scrisse Huxley- una “scimmia glabra”.

La terza rivoluzione fu la scoperta dell’inconscio da parte di Freud e del Romanticismo, secondo la quale l’uomo non è padrone del suo destino, ma è governato da un insieme di forze, di pulsioni ignote alla coscienza.

Oggi, stiamo per  assistere alla rivoluzione più grande e stupefacente: la possibilità di comprendere il cervello, la mente e la coscienza. Una rivoluzione scientifica destinata a sconvolgere non soltanto i metodi di diagnosi e cura in medicina e psichiatria, ma la nostra stessa visione del mondo e le nostre millenarie concezioni, a partire dai sistemi filosofici.

Il cervello umano è ritenuta dai neuro scienziati la struttura più straordinaria e meravigliosa dell’universo conosciuto. Il nostro sistema nervoso è composto da 100 miliardi di neuroni e un milione di miliardi di connessioni tra neuroni. Ciascun neurone ha con gli altri dai mille ai diecimila punti di contatto o sinapsi.

Si è calcolato che il numero di possibili combinazioni dell’attività del cervello, cioè il numero di possibili stati mentali, superi il numero di particelle elementari dell’universo. Cento miliardi sono anche le stelle presenti nella nostra galassia o il numero di esseri umani mai vissuti. Cento miliardi sono i battiti del cuore registrati durante l’intera vita di trenta esseri umani. Cento miliardi di cellule messe in fila costituiscono un nastro lungo come l’Italia. Cento miliardi di neuroni fanno 25 volte il giro della Terra o 3 volte il percorso Terra-Luna.

L’incredibile e stupefacente complessità e ricchezza della vita del cervello, tutte le sensazioni, i sentimenti, i pensieri, le idee, gli affetti, il dolore, la gioia, l’odio, l’amore, la bontà, la malvagità hanno origine nel cervello, come aveva già intuito Ippocrate, il padre della medicina.

Questa scoperta è recente. Da sempre, la mente è stata attribuita a entità diverse  il cuore, il fegato, la bile, l’anima, l’inconscio, l’istinto. L’intera storia dell’umanità è invero accompagnata dalla domanda su come funzionano la mente e il cervello e sui destini dell’uomo.

Siamo passati dai grugniti, dagli ululati e dai brontolii dei nostri progenitori ominidi alla grandezza e al rigoglio del linguaggio di un Dante Alighieri, di uno Shakespeare o di un Raffaello.

La filosofia da sempre ha sostenuto che siamo fatti di due sostanze: la mente e il corpo (dualismo). Le neuroscienze hanno invece abbandonato il dualismo, affermando che la mente non è altro che il funzionamento del cervello (monismo), il risultato di complessi processi neuronali. C’è identità tra cervello e mente.

Il problema centrale è che il cervello è una realtà materiale, fisica, e pertanto può essere studiata sperimentalmente. La mente è invisibile, è una realtà immateriale e non può essere esaminata con metodi scientifici, Di qui, la riduzione della mente a cervello, a funzioni neurali. La divisione tra mente e cervello, anima e psiche perde quindi ogni significato.

Oggi, le neuroscienze stanno fornendo una mole di nuovi dati, ma non sono ancora in grado di spiegare come il cervello produce la mente, cioè come emerge l’immaterialità della mente e della coscienza. Rimane un profondo mistero. Se la mente, come pensa sant’Agostino, “è un enigma, l’anima è ancora più ineffabile”. E’ un “Mysterium tremendum”, è il nascosto, il non rivelato, “assolutamente altro”. Attualmente, la tesi che la mente sia un prodotto del cervello o addirittura coincida con il cervello è largamente accettato dai neuro scienziati.

Autorevoli scienziati sono del parere che una migliore conoscenza del cervello possa contribuire a trovare una soluzione per questi complessi e difficili problemi.

La struttura trinitaria del cervello

Il cervello, come mostrano le ricerche in materia, è il coronamento di circa 500 milioni di anni di evoluzione, da quando è comparso il primo ominide. Il grande neuro scienziato MacLean ha concepito il cervello come una struttura trinitaria, la risultante di tre cervelli sovrapposti:

  1. Cervello rettiliano: è la prima struttura, la più antica, assimilabile al cervello dei rettili. E’ la sede degli istinti, la parte più oscura, aggressiva e violenta del cervello. Una pulsione malefica, che trova piacere nell’atto violento. E’ l’istinto di morte (Thanatos), che si contrappone all’istinto di vita (Eros), una bestia sorda e cieca che fa dell’uomo la “bestia umana”.
  2.  Cervello mammaliano: è la seconda struttura e compare nei mammiferi. E’ il cervello dell’emotività e si trova nel sistema limbico.
  3. Neocervello: è il terzo cervello, quello dei mammiferi più evoluti. E’ la neocorteccia, l’area più nobile e creativa del cervello.

Questi tre cervelli, nonostante le grosse differenze strutturali e chimiche, devono stare strettamente uniti e funzionare insieme come un cervello uno e  trino.

Questa struttura trinitaria è presente in Platone (due cavalli e un auriga: anima irascibile, anima concupiscibile e anima razionale), Freud (Io, Es, Super-Ego) e nella religione (Padre, figlio, Spirito Santo).

In quanto dotato di cervello, l’uomo è diverso da tutti gli altri animali, è diventato Homo sapiens e il padrone del pianeta. Ma l’uomo è anche un semplice mammifero, che condivide con gli scimpanzé più del 98 per cento del corredo genetico e una discendenza comune. Le scoperte delle neuroscienze hanno poi mostrato che gli esseri umani non hanno un genoma più grande di vermi e piante e che non sono molto diversi dai vegetali.

Verso un futuro post-umano

Stiamo vivendo una fase evolutiva sconvolgente rispetto ai 13,7 miliardi di anni della storia dell’universo. Siamo in grado di vedere il cervello mentre svolge in tempo reale le sue complesse attività. E’ un percorso che porterà al cambiamento del modo in cui mettiamo al mondo i nostri figli, a controllare i nostri sentimenti e le nostre emozioni e ad alterare la durata della nostra esistenza.

Autorevoli scienziati sono convinti che la prima persona che raggiungerà i 150 anni sia già nata. Le ricerche sperimentali stanno analizzando la modificazione della nostra biologia, lo sviluppo degli arti aggiuntivi, la comprensione delle malattie genetiche, l’invecchiamento e le demenze senili.

La grande sfida è quella di come mettere al mondo un “figlio perfetto”, attraverso la progettazione degli embrioni, che mirano a creare innovazioni e migliorare gli esseri umani, l’utilizzo di cromosomi umani artificiali per creare “bambini su misura”. Alcuni scienziati parlano dell’ultimo essere umano, riferendosi agli uomini attuali in contrapposizione ad un futuro popolato di esseri ricostruiti in laboratorio (Stock).

Stiamo inoltre costruendo una “società psicocivilizzata” capace di produrre nuovi stimolanti farmaci dell’umore e pillole della felicità. Insomma, figli migliori, corpi senza età, anime felici.

E’ l’arrivo imminente di un “futuro post-umano” (Fukuyama). Il medico e scrittore Giuseppe Bonaviri, che ho avuto il piacere di conoscere e di scambiare idee ed esperienze cliniche, nel suo libro “Incredibile storia di un cranio” (Sellerio) scatena la fantasia  e presenta un’ombra nera: la sfida cupa delle neuroscienze alla natura.

In un Centro biologico di Harvard c’è un’équipe di scienziati: il ricercatore israeliano Levis che studia possibili innesti tra vegetali ed uccelli e prepara un clone di rondini e genzianelle. Il cretese Jehova sta mettendo a punto una sostanza capace di portare a successo qualsiasi tipo di clonazione. A sua volta l’irlandese Osborne cova un progetto mostruoso: ottenere “uomini-alberi” con la coscienza obnubilata, senza paura di  morte. Un’altra studiosa, Porporina, prepara un clone di “minuti cristalli caduti giù dal cielo”: nascerà Toto e sarà un essere splendido e mostruoso”, insieme uomo e fiore, uccello e pietra. Un essere- precisa Bonaviri- che contiene in sé “la terra, il firmamento e l’alito di Dio”.

Insomma, la scienza che cerca di clonare Dio! Forse, dobbiamo aspettarci l’ira furiosa della natura contro questo “folle” progetto.

Sono questioni che suscitano drammatici interrogativi di natura etica ed antropologica. E’ uno scenario che fa dire a taluni scienziati che siamo in presenza di una grave profanazione della nostra natura (L.Kass)

La grande ripartenza

Invero, i progressi e i problemi dell’uomo moderno stanno aumentando a un ritmo vertiginoso. Possiamo sperare che una migliore conoscenza del funzionamento del cervello e della mente possa contribuire a trovare una soluzione per questi problemi.

Il XXI secolo, a parere di alcuni studiosi, sembra proiettare l’immagine di un ritorno a un punto zero di prometeica grandezza, cioè “imparare tutto da capo” (Wolfe). Ripartire da zero è stato infatti il leitmotiv di molti movimenti socio-culturali, nati negli Stati Uniti negli anni Sessanta, i quali proponevano un modello di vita a carattere comunitario, allo scopo di contestare la società dei consumi, la cultura di massa, di “spazzare” via gli stili comportamentali, liberarsi di tutti i codici e i limiti del passato e “ricominciare da zero”. Migliaia di giovani, uomini e donne erano migrati a San Francisco per vivere tutti insieme. Alla clinica di Haight-Ashbury, c’erano medici alle prese con malattie da tempo scomparse, come la rogna, la tigna, la scabbia, l’afta, la scrofola.

E, come mai, erano ricomparse queste patologie?

L’ondata di queste nuove malattie dipendeva dal fatto che migliaia di ragazzi e ragazze erano andati a San Francisco per vivere tutti insieme.

 La rivoluzione sessuale

Il XIX secolo è iniziato- come precisa Wolfe- con le rivoluzioni in America e in Francia, il XX secolo con la teorizzazione del marxismo, della psicoanalisi e del modernismo, mentre il XXI secolo è iniziato col “la grande ripartenza” e con la distruzione del muro di Berlino.

Un notevole contributo alla “ripartenza da zero” è stato fornito dai cambiamenti avvenuti nel campo del costume, soprattutto in quella che viene definita “la rivoluzione sessuale”.

In ogni paesino americano- dichiara- si può trovare un locale, dove incontrare ragazze per “sauna, massaggi, incontri”. I cinema dove si proiettano film porno “sono diffusi come minimarket”. A metà degli anni Ottanta, i cinema porno vengono sostituiti dalle videocassette porno. La rivoluzione sessuale passa anche attraverso le riviste, ma soprattutto attraverso internet. Negli anni 2000, circa il 50 per cento delle persone è collegato su siti web.

A causa “dell’eccessiva dedizione al sesso in rete”, nella nazione “puritana, repressiva, bigotta e capitalista” che è l’America, molti matrimoni vengono distrutti e le separazioni registrano un aumento vertiginoso.

Questa esplosione di stimoli sessuali colpisce soprattutto i ragazzi.

La cultura dei romanzi di Tolstòi o di Flaubert era basata sull’esigenza che le donne restassero caste, vergini. Negli anni 2000 invece alle ragazze americane, a partire dai tredici anni, si chiedeva di mostrare la facciata di “una sofisticata ed esperta sessualità”. Tra le ragazze, la parola “vergine” è un insulto. Alle medie, al liceo, all’Università, alla sera le ragazze e i ragazzi cercano di incontrarsi e di “agganciarsi”. “Agganciare- rileva Tom Wolfe, lo scrittore che meglio di altri ha colto l’America nei suoi aspetti più profondi e inquietanti- è un termine che fin dal 2000 conoscono “quasi tutti i ragazzi americani con più di 9 anni”. Significa fare sesso. Così, in tutti i paesi occidentali, le ragazze sono indotte a vivere “travestite” da Lolite. Non è la senilità, ma la giovanilità la più diffusa malattia legata all’età. Uomini e donne anziani si vestono casual  e indossano jean, disgustose scarpe da ginnastica, schort, t-shirt, polo, incuranti di esibire ogni “piega, ogni curva, ogni gonfiore e ogni varice dei loro corpi appesantiti e flagellati dal tempo”.

L’idea è quella di una società, che si avvia ad un processo di desacralizzazione e scristianizzazione, dove la bellezza è un “requisito necessario” per ottenere qualunque cosa: amore, successo, felicità.

Lo spirito del tempo. Totale eclissi di ogni principio etico

E’ forse questo lo spirito che Hegel coniò con il termine Zeitgeist? Molti autori hanno cercato di capire la fin de siècle dichiarandola “decadente”.

Che cosa sta decadendo? I codici morali, principi, valori, rimasti- scrive Nietzsche- in vigore per millenni. “Dio è morto”- afferma il filosofo tedesco, che non è una professione di ateismo, ma quella del “più grande evento della storia moderna”, il crollo della fede religiosa fra la gente istruita”, come conseguenza della crescita del razionalismo e del pensiero scientifico.

A causa della morte di Dio e della decadenza dei vecchi, gloriosi codici etici- aggiunge Nietzsche- nel XXI secolo sarebbe arrivato un periodo più spaventoso di quello delle grandi guerre, il tempo della “totale eclisse di ogni valore”.

Una eclisse prevista da molti profeti, tra i quali il poeta Kipling, secondo cui le fondamenta della civiltà europea stanno già scricchiolando sotto i piedi. In pratica, tutte le antiche tradizioni sono “morte” e non si intravvede ancora “la fisionomia delle nuove”.

L’uomo senza Dio. Aspetti  filosofici e letterari

La decadenza dei codici morali esprime una condizione esistenziale che riguarda il problema del malessere esistenziale, il male e la violenza nell’uomo. Questa condizione viene vissuta da alcuni autori- pensiamo a Kafka, a Beckett, a Leopardi – come allegoria dell’uomo senza Dio, in un mondo desertico e degradato, dove regna il silenzio e il nulla, il vuoto, lo spleen, la noia. E’ la solitudine e i deliri distruttivi del protagonista di “Delitto e castigo”, uno dei romanzi più sconvolgenti ed enigmatici di Dostoevskij.

Altri autori quali Gozzano, Svevo, Montale, Quasimodo, Pavese, Saba oppongono al male la poesia o il suicidio. Altri ancora, ad esempio Kafka, identificano nella speranza della fede la vittoria sul male e sul dolore cosmico.

Aleggia l’ombra del nichilismo sul destino del mondo, un mondo che vede frantumarsi i principi massimi. E’ il senso della “negatività”- dichiara Heidegger- a contrassegnare l’epoca moderna, la quale si oppone al sogno utopistico di un rinnovamento spirituale. In un’epoca come questa- aggiunge T. Mann- un uomo ricco di qualità vive “un vuoto silenzio”, una vita intellettualmente misera ed esistenzialmente infelice.

“Ma no, quale fede o trascendenza- risponde Nietzsche-, bisogna sopportare la vita e i suoi affanni per consentire all’uomo di scendere nelle oscure e nascoste profondità della sua coscienza, per tornare un altro uomo, un uomo rinato, forte e vitale. In realtà, la funzione salvifica e storica  dell’Illuminismo di creare per l’appunto un nuovo uomo e una nuova società sotto il dominio della ragione si è rivelato un fallimento. Anche la nuova visione del mondo, con al centro il mito dell’anima e dell’inconscio freudiano, sembra destinato a fallire. Ma è fallito anche l’uomo del Decadentismo tra ribellione  e conformismo, anarchia e provocazione. Abbiamo avuto l’intellettuale bohemien con Baudelaire, il ribelle con Rimbaud, l’esteta e il superuomo con D’Annunzio e il santo con Fogazzaro.

La crisi d’identità dell’uomo contemporaneo

Ad evidenziare la vertiginosa crisi d’identità dell’uomo contemporaneo è stato Pirandello con il suo capolavoro “Uno, nessuno e centomila”. E’ un’opera profetica, poiché adombra i grandi temi della cultura del ‘900: la crisi dell’uomo, l’alienazione, l’inconscio di Freud, la estraneità dell’uomo a se stesso,l’incomunicabilità tra i sessi, la reificazione del corpo, la stanchezza di una civiltà che ha perduto il tradizionale orizzonte dei valori e persegue meschini interessi dell’egoismo, del guadagno, del successo ad ogni costo.

La crisi esistenziale svela la fragilità dell’Io contemporaneo, che ha smarrito l’involucro dell’anima e la prospettiva ultraterrena. Angosciato e tormentato dalla solitudine interiore rinuncia ad ogni pretesa di identità: non sarà né uomo, né nessuno…In questa direzione si pone anche lo scrittore Oswald Spengler, il quale scrive un famoso libro “Il tramonto dell’Occidente”, un libro che si rivelerà altrettanto profetico per l’Europa.

Oggi, nel processo di mondializzazione in cui si mescolano e si scontrano popoli e culture diverse, ritorna l’idea di un tramonto dell’intero Occidente, un Occidente senza identità e senza anima. Un mondo che produce un degrado umano, sociale e morale insieme con molteplici disturbi psichiatrici, come ansia, angoscia, insicurezza, depressione, paure, fobie, insonnia, inquietudine…

E dunque?

Solo comprendendo la missione del suo tempo, l’uomo, come concorda Steiner, potrà trovarvi “il posto giusto” sorretto dalla cultura, dalla letteratura, dalle arti.

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