Neurobiologia e Cervello

Come scrive il cervello?

Perche’ facciamo errori di scrittura? E perche’ spesso li riconosciamo solo a distanza di tempo da quando abbiamo scritto un testo? Da queste domande nasce un viaggio nel mondo della scrittura che e’, insieme, un viaggio attraverso la mente umana. Scrivere e’ una delle conquiste piu’ straordinarie della nostra specie, un gesto che mette in […]

Come scrive il cervello?
Perche’ facciamo errori di scrittura? E perche’ spesso li riconosciamo solo a distanza di tempo da quando abbiamo scritto un testo? Da queste domande nasce un viaggio nel mondo della scrittura che e’, insieme, un viaggio attraverso la mente umana. Scrivere e’ una delle conquiste piu’ straordinarie della nostra specie, un gesto che mette in moto reti cerebrali distribuite tra visione, linguaggio, memoria e controllo del movimento. Capire come il cervello scrive aiuta a riconoscere il ruolo della scrittura rispetto al bisogno e alla capacita’ di comunicare.

La scrittura, un’estensione della mente

La possibilita’ di prendere un appunto su un foglio cartaceo o elettronico ha allargato in modo incredibile la memoria umana. Poter scrivere una lettera, cosi’ come poter fare una telefonata, ha ampliato enormemente le nostre possibilita’ di comunicazione, superando i limiti dello spazio e del tempo. A differenza del linguaggio parlato, che accompagna la nostra specie da centinaia di migliaia di anni ed e’ in larga parte innato, la scrittura e’ un’invenzione culturale relativamente recente, comparsa appena qualche migliaio di anni fa.

Questa differenza ha una conseguenza importante per le neuroscienze: il cervello non possiede un’area “nata” per scrivere, come invece sembra avere predisposizioni per il linguaggio orale. La scrittura e’ una competenza che si costruisce con l’apprendimento, riciclando e mettendo in rete circuiti nervosi originariamente dedicati ad altre funzioni, dal riconoscimento visivo delle forme al controllo fine della mano. Imparare a scrivere significa, letteralmente, rimodellare l’organizzazione di alcune regioni cerebrali.

Scrittura e lettura: due processi intrecciati

Lo studio dell’apprendimento della scrittura e’ intimamente legato a quello della lettura: le due abilita’ si sviluppano in parallelo e condividono molte risorse cerebrali. Non a caso chi impara a scrivere una lingua impara contemporaneamente a riconoscerne i segni scritti, e i disturbi dell’una si accompagnano spesso a difficolta’ dell’altra.

Lo studio delle aree cerebrali coinvolte nel processo di scrittura ha ricevuto un grande impulso grazie allo sviluppo delle tecniche di neuroimmagine, in particolare la risonanza magnetica funzionale (fMRI) e la PET (Positron Emission Tomography). Questi strumenti permettono di osservare il cervello “al lavoro”, individuando quali regioni si attivano mentre una persona legge, scrive in corsivo, compone un testo narrativo, disegna o manipola i numeri. La ricerca si sta spingendo proprio nell’approfondire questi diversi aspetti del gesto grafico, che pur sembrando unitari mobilitano circuiti in parte distinti.

Un’architettura funzionale dettagliata

I dati ricavati dallo studio dei deficit di scrittura e lettura hanno permesso di chiarire i rapporti funzionali e anatomici tra i meccanismi legati al riconoscimento visivo degli oggetti e quelli specifici per la lettura. Da questi studi e’ emersa la possibilita’ di disegnare un’architettura funzionale dettagliata che sottende l’elaborazione del linguaggio scritto e i suoi rapporti con il linguaggio parlato.

Scrivere una semplice parola, infatti, richiede una catena di operazioni: recuperare dalla memoria la sequenza dei suoni che la compongono, convertirla nei segni grafici corrispondenti, richiamare la “forma” delle lettere e infine pianificare ed eseguire i movimenti della mano necessari a tracciarle. Ognuna di queste fasi puo’ essere studiata separatamente, e ognuna puo’ essere selettivamente compromessa da una lesione o da un disturbo dello sviluppo. E’ anche per questo che gli errori di scrittura, e la difficolta’ a individuarli subito, possono nascere a livelli molto diversi del processo: dalla scelta del segno fino al controllo motorio della mano, passando per i meccanismi di attenzione e di rilettura.

Quando la scrittura si inceppa: disgrafia e agrafia

Lo studio dei disturbi della scrittura e’ una delle vie principali per comprenderne i meccanismi normali. Due termini, in particolare, vengono spesso confusi ma indicano condizioni diverse.

La disgrafia e’ un disturbo dell’apprendimento della scrittura che riguarda soprattutto la realizzazione del gesto grafico. Chi ne e’ interessato produce una scrittura faticosa, irregolare e spesso poco leggibile, con difficolta’ nel controllo dello spazio sul foglio e nella forma delle lettere, pur in assenza di problemi intellettivi. Si tratta, in genere, di un disturbo evolutivo, che si manifesta cioe’ fin dalle prime fasi dell’apprendimento scolastico.

L’agrafia, invece, indica la perdita, totale o parziale, di una capacita’ di scrittura che era stata precedentemente acquisita. E’ tipicamente conseguenza di una lesione cerebrale, dovuta per esempio a un ictus o a un trauma, e puo’ assumere forme diverse a seconda della sede del danno: in alcuni casi e’ compromesso il recupero della sequenza corretta delle lettere, in altri la capacita’ di tradurre i suoni in segni, in altri ancora l’esecuzione motoria. Proprio questa varieta’ di quadri ha permesso di “mappare” le diverse componenti del processo di scrittura sulle corrispondenti regioni cerebrali.

Il crampo dello scrivano

Un caso particolare e’ il crampo dello scrivano, una forma di distonia focale che colpisce la mano e l’avambraccio durante l’atto della scrittura. Non si tratta di un disturbo del linguaggio o della comprensione, ma di un’alterazione del controllo motorio: i muscoli coinvolti nello scrivere si contraggono in modo involontario ed eccessivo, rendendo il gesto doloroso o impreciso. La cosa interessante e’ che spesso il disturbo si manifesta solo durante la scrittura e non in altre attivita’ che impegnano la stessa mano, segno di quanto specifici e finemente regolati siano i programmi motori dedicati a questo compito.

Variazioni e codici della scrittura

Il gesto di scrivere si presenta in forme diverse, ciascuna delle quali offre uno spunto per comprendere il cervello. Il mancinismo, cioe’ la preferenza per la mano sinistra, e’ una di queste. La dominanza manuale e’ collegata all’organizzazione asimmetrica dei due emisferi cerebrali, e lo studio di chi scrive con la mano sinistra ha contribuito a indagare i rapporti tra lateralizzazione del movimento e lateralizzazione del linguaggio, che nella maggior parte delle persone risiede prevalentemente nell’emisfero sinistro.

Un esempio ancora piu’ istruttivo e’ il codice Braille, il sistema di lettura e scrittura tattile utilizzato dalle persone non vedenti, basato su combinazioni di punti in rilievo percepiti con i polpastrelli. Il Braille mostra in modo evidente la plasticita’ del cervello: in chi lo utilizza fin dall’infanzia, le aree cerebrali normalmente dedicate alla visione possono essere reclutate per l’elaborazione delle informazioni tattili legate alla lettura. E’ una dimostrazione concreta del fatto che la scrittura, lungi dall’essere legata a un solo organo di senso, e’ un sistema flessibile che il cervello puo’ realizzare attraverso vie sensoriali differenti, adattandosi alle esigenze della persona.

Domande frequenti

Esiste un’area del cervello dedicata alla scrittura?

Non esiste un singolo “centro della scrittura” innato, perche’ la scrittura e’ un’invenzione culturale recente e non un’abilita’ con cui nasciamo. Imparare a scrivere mette in rete circuiti originariamente dedicati ad altre funzioni: il riconoscimento visivo delle forme, l’elaborazione del linguaggio e il controllo fine della mano. La scrittura nasce dalla cooperazione di piu’ regioni distribuite.

Qual e’ la differenza tra disgrafia e agrafia?

La disgrafia e’ un disturbo evolutivo dell’apprendimento della scrittura, che rende il gesto grafico faticoso, irregolare e poco leggibile fin dalle prime fasi scolastiche, in assenza di deficit intellettivi. L’agrafia e’ invece la perdita di una capacita’ di scrittura gia’ acquisita, dovuta a una lesione cerebrale come un ictus o un trauma. La prima riguarda l’apprendimento, la seconda la perdita di una funzione.

Perche’ accorgiamo degli errori di scrittura solo dopo?

Perche’ scrivere richiede una catena di operazioni (richiamo dei suoni, conversione in segni, recupero della forma delle lettere, esecuzione motoria) che impegna fortemente l’attenzione mentre si compone il testo. Nel momento della scrittura le risorse di controllo sono concentrate sulla produzione; e’ spesso solo rileggendo, a distanza di tempo e con uno sguardo nuovo, che i meccanismi di verifica visiva colgono le incongruenze.

Che cosa ci insegna il Braille sul cervello?

Il Braille mostra la plasticita’ cerebrale: nelle persone non vedenti che lo usano fin dall’infanzia, aree normalmente dedicate alla visione possono essere reclutate per elaborare le informazioni tattili della lettura. Dimostra che la scrittura non e’ legata a un unico senso, ma e’ un sistema flessibile che il cervello puo’ realizzare anche attraverso il tatto.

In sintesi. La scrittura e’ un’invenzione culturale recente che il cervello realizza riciclando e mettendo in rete circuiti dedicati alla visione, al linguaggio e al controllo della mano. Strettamente intrecciata alla lettura, e’ stata mappata grazie a fMRI e PET e allo studio dei suoi disturbi: la disgrafia (difficolta’ evolutiva del gesto grafico), l’agrafia (perdita acquisita per lesione), il crampo dello scrivano (distonia focale) e casi come il mancinismo e il Braille, che mostrano la straordinaria plasticita’ con cui il cervello adatta la scrittura a sensi e abilita’ diverse.
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