Dove si colloca il Ritardo Mentale?

Questo articolo si propone di introdurre alcune osservazioni relative al fenomeno del ritardo mentale e precisamente di indagare se tale fenomeno sia confinato alla sola mente dell’individuo che ne soffre o se appartenga al sistema mentale creato dai membri della famiglia. Le intuizioni teoriche di riferimento sono principalmente quelle introdotte da Gregory e Nora Bateson.

Funzioni cognitive

Nella mia pratica di incremento delle capacità di apprendimento degli individui, l’incontro col ritardo mentale è costante. Le osservazioni accumulate negli anni sono varie a seconda della patologia, della severità del ritardo, della personalità dell’individuo e altre condizioni. Va fatta una precisazione preliminare : i vari tipi di ritardo mentale, ossia le differenti gravità con cui si presenta non appartengono allo stesso tipo logico poiché la differente severità incide sulla struttura del fenomeno richiedendo approcci e presupposti differenti di intervento. Il ritardo mentale percentualmente più diffuso è quello medio-lieve, ed è a questo tipo cui si indirizza il presente articolo benchè ritengo che i presupposti del presente articolo siano, con la dovuta declinazione, adattabili a tutte le tipologie.

Alcune costanti sono identificabili nelle varie espressioni del ritardo medio-lieve : nella raccolta delle informazioni mancano precisione e sistematicità, in fase di elaborazione dei dati raccolti si osservano costantemente una carenza della produzione del pensiero ipotetico, della verifica delle ipotesi, confronto, relazioni virtuali, scarsa propensione della capacità di pianificare e infine nella fase di risposta dopo l’elaborazione, ancora una mancanza di valutazione della risposta, la presenza dell’impulsività, inversamente proporzionale allo sviluppo delle capacità su elencate.

Questo fa si che, ad esempio, l’individuo scambi un fidanzamento appena sbocciato per una relazione stabile destinata al matrimonio con un’imminente convivenza, oppure un’attività di volontariato presso la casa di riposo locale con un intervento psicologico sugli anziani o ancora che diventi aggressivo con i genitori per la sua incapacità di affrontare una situazione quale ad esempio un esame medico fonte di grande ansia, proiettando tale ansia su madre e padre e non riconoscendola come propria.

Andando ad osservare nel dettaglio il primo esempio, vediamo che nel momento della raccolta delle informazioni vengono mantenuti pochi dati ossia quelli relativi al fidanzamento cioè alla relazione tra due individui del tutto sovrapponibile ad un matrimonio da questa prospettiva perchè anche un matrimonio è una relazione tra due persone. Cioè viene mantenuto un confronto tra pochi elementi in fase di elaborazione. I due contesti, quindi, l’essere fidanzati e l’essere sposati, apparentemente coincidono benchè siano molto differenti. Manca la capacità di aumentare la precisione dell’osservazione e la sistematicità di tale osservazione che permetta di coglierne più aspetti. Non viene colto ad esempio l’aspetto della conoscenza prolungata e dello sviluppo dell’intimità che porta una coppia a decidere di vivere insieme, che persone che si sono fidanzate da poco hanno poca conoscenza reciproca, che c’è un processo da far evolvere attraverso una pianificazione ponderata.

Confusione tra livelli logici

Quella che si genera è una confusione tra contesti differenti cioè il ritardo mentale partecipa alla difficoltà di differenziare tra tipi logici differenti per utilizzare i concetti descritti da Gregory Bateson.

Giustamente Gregory Bateson sosteneva che nell’esistente si cela un’immanenza di tipi logici e analizzando il linguaggio, anche nelle parole si annidano livelli logici differenti. Tornando all’esempio di prima si pone il problema di come far scorgere la differenza logica tra un fidanzamento alle prime armi e un matrimonio. Introduco nel circuito del sistema mentale esteso una parola, pianificazione, la richiesta che viene fatta è quella di usare il concetto veicolato dalla parola, con cui declinare le percezioni ed i pensieri sull’argomento in questione. Un atto apparentemente banale ma con importanti ripercussioni nella percezione delle diverse logiche in gioco. Cosa creano i concetti di pianificazione e relazione con un fidanzato messi insieme? L’introduzione della parola pianificazione, la quale veicola una funzione cognitiva tramite la domanda : come possiamo pianificare il percorso di una coppia?, obbliga ad introdurre :

  • la nozione temporale in cui si sta sviluppando il processo della relazione. Non stiamo andando a convivere, occorre un processo per arrivarci che non è adesso.

l’immaginare dei momenti di sviluppo cioè mettere a contatto concetti diversi, obbliga il pensiero alla modifica ossia il concetto di coppia sarà elaborato in modo differente, in qualche modo dovrà sottostare alla richiesta di trasformarlo in una pianificazione. Questo è il potere trasformativo delle parole,le quali veicolano significati: quando si fa uno sforzo a mescolare un concetto con un altro è in atto una trasformazione. Concetti originali nascono da questa contaminazione. In altri termini è come se ogni termine veicolasse un contesto di significato che modifica il contesto di significato di un altro. Nel caso dell’ esporre il concetto dell’ essere fidanzati con quello del pianificare è come se il primo fosse il contesto unico della riflessione, dell’atto mentale, ma introducendo il secondo, questo obbliga il primo a cambiare, non consentendogli di rimanere inalterato. Lo obbliga a trastormarsi in un tipo logico diverso. Si passa cioè da un contesto in cui la dimensione proiettiva del desiderio diventa una riflessione sulle dinamiche relazionali tra individui. Osserviamo allora un passaggio tra diversi tipi logici in nuce già nei termini, nelle connessioni tra le parole usate. Questo è l’uso dei termini per creare l’apprendimento tra due contesti ossia fidanzamento e pianificazione da cui si crea un contesto nuovo, una riflessione sulla relazione tra individui nel tempo. Viene pertanto richiesto alla persona di creare un apprendimento tra contesti, precisamente i contesti espressi dalle singole parole, trovo estremamente affascinante immaginare l’individuo che nel momento in cui viene esposto ad un concetto nuovo veicolato dalla parola il quale vada a ridefinire un altro concetto, crei un nuovo contesto verbale, la parola , indica Nora Bateson, dice più di quanto esprima. La persona quindi, in sintesi, tramite la contaminazione tra parole attua una trasformazione dei concetti ampliando le proprie capacità di comprensione dei fenomeni e del mondo.

Caratteristiche dei contesti relazionali

Ora, perchè avvenga questa contaminazione tra parole, perchè l’individuo abbia la possibilità a percepire il potere trasformativo delle parole, occorre analizzare il contesto relazionale in cui la persona con ritardo mentale è situata.

Qui ritorna la domanda iniziale : dove si trova il ritardo mentale in un sistema mentale condiviso?

L’accesso ai differenti tipi logici del linguaggio per un individuo, sebbene non sia possibile che sia completamente inesistente, può essere efficiente o molto carente.

E’ noto che un ambiente culturalmente povero, possa creare persone con ritardi nell’apprendimento benché alla nascita non presentino deficit organici, questo indica che l’ambiente ha un’importanza rilevante nel mediare questa percezione, come indicato ad esempio da Lev Vygotskij e la scuola della psicologia culturale russa.

Proverò ora a descrivere quello che credo avvenga durante gli interventi che faccio quando mi trovo ad affrontare il compito di accrescere le capacità di apprendimento di un individuo.

Nel momento che sono incaricato di potenziare i processi di apprendimento, ci sono dei presupposti che entrano in gioco nella relazione.

Il presupposto fondamentale è se riconosco la persona come capace o meno di produrre informazioni.

Nel mio lavoro è molto meglio se il primo presupposto sia l’ispirazione dell’intervento. Ritengo quindi la persona capace di produrre produzioni mentali originali.

La verità è che le persone sono sempre capaci di produzioni proprie, ma è la percezione che circola nel sistema mentale allargato a determinare il contesto di tali produzioni, a determinare come l’individuo possa interpretare le proprie produzioni.

Per aver accesso all’uso del linguaggio che ho indicato sopra , quello che permette di utilizzare il potere trasformativo delle parole, che permette l’accesso a tipi logici differenti, occorre che circoli nel sistema mentale esteso un’informazione inerente la mente dell’altra persona, ossia che essa sia percepita come produttrice di informazioni. Quando inizio un intervento quasi sempre non inizio dal rinforzo delle funzioni cognitive direttamente, ma dal rinforzo dell’autostima, del senso di competenza. E’ risaputo che se gli individui si percepiscono incompetenti, di fatto non imparano, ossia questa percezione retroagisce a livello delle strutture neuronali, diventando reale a tutti gli effetti.

Sovente nelle situazioni di ritardo mentale è precisamente il contesto a veicolare tale percezione.

Se io percepisco la persona come capace di produrre informazioni, che significa elaborare in modo originale i dati raccolti, creo un contesto in cui permetto alla persona di accedere alla propria mente tramite una percezione sia soggettiva sia oggettiva, cioè può osservare i propri pensieri confrontarli con quelli precedenti ed ottenerne una trasformata del pensiero iniziale tramite la differenza, che produce un pensiero di tipo logico diverso. Ma questo a sua volta è possibile solo se c’è una partecipazione ad un sistema mentale allargato, in cui tramite una richiesta di riflessione meta – cognitiva l’individuo riflette sui propri contenuti mentali oggettivandoli e tale sistema mentale è possibile, infine, solo se inserito in un contesto che informa l’individuo su come sia percepita la sua mente ossia produttrice di informazioni.

Portare tale informazione può avvenire in vari modi quali l’espressione verbale oppure, ancora più rilevante, sono gli agiti che siano coerenti con tale dichiarazione come indicato da Carl Rogers nelle core conditions , nello specifico penso alla congruenza che rappresenta un notevole segna contesto che informa la persona della veridicità di quanto asserito tramite : il silenzio, non fornire le soluzioni.

Inoltre fornire un’informazione su come io tratto i miei prodotti mentali : mettendoli in stand – by per far spazio a quelli dell’altra persona. Questo permette alla persona con deficit di considerare le proprie produzioni mentali al pari dell’insieme fatto dalle produzioni delle altre persone.

Elemento e insieme del sistema mentale

Avviene allora quello che viene indicato da Bertrand Russell : se un insieme contiene se stesso non appartiene allo stesso tipo logico dei suoi elementi. Similmente credo che l’insieme costituito dalla mente della persona che contiene i contenuti mentali che riceve dalle altre persone, possa considerare anche la propria mente come uno dei contenuti quindi si verifica la condizione indicata da Russell cioè l’insieme che contiene se stesso.

Questo permette all’individuo di accedere ad un livello logico differente perchè la propria produzione mentale può venire percepita ad un altro livello logico.

Questo credo sia lo snodo fondamentale che permetta l’accesso dell’individuo alle potenzialità trasformative della mente attraverso i livelli logici.

Quindi la percezione della persona come produttrice di informazioni tramite metacognizione cioè un processo che permetta di percepire la propria mente come fonte di informazioni da elaborare, mediata dal contesto.

In questo caso, il ritardo mentale, la difficoltà di elaborazione della persona viene presa in considerazione ma non viene permesso che diventi il contesto che definisce l’azione relazionale, viene in realtà promosso un altro contesto concorrente che permette alla persona di vedere “l’altra faccia della medaglia”.

L’ individuo fa cioè esperienza di come si possa partecipare ad un sistema mentale allargato, potendo pensare un pensiero prima non producibile. La persona percepisce il proprio sistema mentale come risorsa per pensieri che al momento non dispone, partecipando alla rete mentale estesa, in un andamento circolare, immette il proprio pensiero nel circuito che produce una differenza la quale produrrà negli altri partecipanti una trasformata che retroagirà sull’individuo che potrà avere a sua volta una trasformata rispetto al pensiero iniziale. La mente quindi produce pensieri di tipo logico diverso, cioè delle trasformate derivanti dal processo della mente estesa.

Oggettivo e soggettivo

Portando un contributo sorprendente.

La sorpresa è la caratteristica che viene prodotta da una mente che è considerata come produttrice di informazioni dall’interlocutore.

Quando, ad esempio, lavoro con F. una giovane donna affetta da ritardo mentale medio-lieve, mi sorprende ascoltare come, recentemente, abbia iniziato ad astrarre le regole sottostanti l’analisi del fenomeno analizzato.

Dopo mesi di lavoro su fogli di lavoro dove veniva richiesta la produzione di strategie, la creazione di regole generali partendo dalle strategie trovate e l’applicazione delle regole generali trovate in altri contesti di vita, ha prodotto in completa autonomia un progetto educativo molto articolato e preciso per una bambina seguita nel doposcuola. Ha cioè utilizzato la propria mente come risorsa per perseguire un progetto. La richiesta di produrre regole, strategie, collegamenti è un processo complessivo che andando sotto il nome generico di meta-cognizione fornisce il contesto di riferimento in cui la produzione mentale, richiesta e necessaria, dell’individuo ne è il nucleo. L’uso soggettivo dei propri pensieri diviene anche oggettivo, si raggiunge una seconda posizione. Questo richiama due delle caratteristiche del pensiero complesso indicato da Edgar Morin ossia il principio dialogico in cui principi antagonisti e complementari sono necessari per la produzione del fenomeno e il ricorso di organizzazzione in cui il prodotto è contemporaneamente il produttore. Il pensiero soggettivo, percepito, vissuto direttamente, valuta sé stesso in modo oggettivo, si scinde e si osserva, oggettivo e soggettivo sono contrapposti ma necessari per la produzione di informazioni. Il pensiero soggettivo crea il pensiero da oggettivare, il quale ricade sul soggetto innescando un nuovo processo di pensiero.

Questo porta al pensiero che genera sorpresa.

Fonte di informazioni “debole”

Partendo dal presupposto che ogni individuo produca e riceva informazioni, la predominanza dell’una o dell’altra posizione viene posta dall’interlocutore con cui la persona con deficit si relaziona, ponendolo come contesto in cui inserire le informazioni provenienti dalla “fonte debole”. Nei suoi termini più basilari, questa percezione, si interroga come trattare le informazioni provenienti da una fonte di cui si sa o si pensa sia “poco attendibile”, carente, imprecisa. Per poco attendibile si intende fonte di informazione che non sia appunto sorprendente cioè che non produca una differenza, condizione fondamentale perché si produca un sistema mentale prolifico tra menti differenti. Se tale fonte verrà considerata sorprendente sarà considerata produttrice di informazioni e avverrà il processo su descritto, ma se tale fonte sarà considerata non sorprendente, l’interlocutore permeerà delle sue informazioni il sistema tra menti, non sarà disposto ad utilizzare le informazioni dell’altra mente come capaci di cambiare le proprie informazioni e quindi avere la possibilità di accedere a livelli logici differenti portati dalle altre produzioni mentali : questo è precisamente la lingua del ritardo mentale, la sua difficoltà.

Vediamo allora che il ritardo non è inscritto nella testa della singola persona ma è immanente alla rete mentale estesa.

Procedendo con il caso in cui la persona è percepita come debole produttrice di informazioni, penso all’esempio di L.

L. vive in una famiglia in cui non viene percepito come produttore di informazioni che possano creare una differenza rilevante nel sistema mentale allargato. Parlando con la famiglia emerge che non c’è tolleranza per produzioni altre non confacenti alle aspettative dei membri, medico lei, ingegnere lui.

Ossia vengono passate al vaglio di un giudizio impietoso che lascia poco scampo.

Il sistema mentale famigliare, si difende dall’idea “intrusa” attraverso l’azzeramento dell’investimento sulla pianificazione, letteralmente si dichiara infastidito da produzioni mentali non consone agli standard familiari.

Manca altresì la voglia di partecipare alle attività esterne cui L. partecipa in modo proficuo qualora si preveda la partecipazione dei famigliari.

Quindi : il sistema mentale esteso alla nascita di L. si è interrogato su come integrare la produzione di informazioni “deboli”, su altri piani si potrebbe parlare di comprensibile contraccolpo narcisistico che porti a domandarsi perché si debba avere un dolore di questo tipo, la vita che farà il proprio figlio come si potranno affrontare gli inevitabili problemi che a tutti i livelli che ci saranno e così via. Ci sarà quindi da fare una scelta di base : come considerare le informazioni derivanti da questa nuova prospettiva, dalla prospettiva portata da una persona “fuori media” ?

Di nuovo si può decidere se dare loro lo status di informazioni che portino una differenza e quindi il sistema mentale si conformerà anche a queste oppure, al contrario, le negherà, le minimizzerà, sminuirà il loro apporto.

L’idea implicita è quella che non sarà modificato dall’elemento non tollerato.

Se analizziamo la dinamica vediamo che in estrema sintesi non viene tollerato l’elemento che non riconosce, che si muove con difficoltà tra tipi logici differenti.

Per cui non saranno tollerate risposte con questa caratteristica. M. ragazzo con la sindrome di Down, il quale si diverte a fare solletico al conducente della macchina, nello specifico io. Quando gli viene detto che è pericoloso perché potrebbe creare un incidente , la risposta è “ ma sto scherzando! “. Ossia un problema sul piano della sicurezza personale, viene tradotto in un tipo logico differente ossia sul piano relazionale, chiarendo l’intenzione sottesa per evitare malintesi : “sto scherzando!”

Ora, i due contesti individuabili in sottosistema L. ( composto dalla ragazza) e Altro da L. (composto da genitori più fratello di L. ), per semplificare, sono su due differenti livelli di comunicazione ossia un contesto non riconosce l’altro, i segnali provenienti dal contesto L. sono ritradotti da Altro da L. nel contesto di riferimento.

L. va con un testo di psichiatria sottobraccio per alcuni giorni, il padre e la madre lo commentano come una sciocchezza, non lo leggerà mai è il commento, non viene riconosciuto il senso di tale gesto. Sul piano genitoriale è l’ennesima delusione perché il figlio non ha un comportamento consono : legge un libro per lui incomprensibile.

L. dal canto suo ha bisogno di sentirsi valorizzato pur essendo dolorosamente consapevole dei propri limiti.

L’apprendimento che sta avvenendo tra i due contesti, la symmathesy per usare il concetto creato da Nora Bateson, mi pare abbia un inganno di fondo : la dialettica tra pensiero oggettivo e soggettivo, necessaria per la produzione di nuove informazioni, in questo caso, è un apprendimento che viene rinforzato non a livello intrapsichico ma interpsichico ossia l’oggettività è posseduta dal soggetto e la soggettività appartiene all’altro della relazione e tale percezione viene rinforzata da tutti i partecipanti. Non è di fatto possibile per nessuno accedere ad un livello logico diverso.

Mi limito in conclusione all’osservazione di un paradosso che emerge evidente.

Il sistema mentale famigliare respinge l’elemento ritenuto deficitario nel veicolare la differenza necessaria a promuovere la differenza che è necessaria al sistema mentale stesso per esistere, questa percezione è legata alla difficoltà di comprendere i livelli logici della comunicazione media tra le persone. Allora il sistema allargato esclude il membro “indesiderato” non riconoscendo i differenti livelli logici della comunicazione cioè usando la stessa modalità del ritardo mentale. In tal modo il “problema” della persona con ritardo mentale ci si illude di averlo fatto uscire dalla porta per farlo rientrare, in realtà, dalla finestra.

Paradosso

Il paradosso viene generato dal sistema che non tollera l’elemento che non riconosce i tipi logici differenti attraverso il non riconoscimento dei tipi logici in gioco. Il contesto genitoriale vuole escludere il sottosistema che parla un idioma differente e di fatto adotta la sua lingua. Come nel paradosso di Epimenide il quale, cretese egli stesso, ebbe a dire che «tutti i Cretesi sono bugiardi»; essendo come detto egli medesimo fra questi, anch’egli avrebbe dovuto conseguentemente essere bugiardo e perciò l’affermazione avrebbe dovuto essere falsa poiché proveniente da un bugiardo. Ma se così non fosse stato, se cioè Epimenide fosse stato un cretese che, almeno in questa occasione, non diceva il falso, l’affermazione sarebbe risultata ugualmente falsa poiché non tutti i cretesi erano bugiardi. Cioè il primo contesto portato dalla prima proposizione che sembra definire la proposizioe conseguente, in realtà acquisisce una posizione subordinata e alla fine chi contiene chi diviene indecidibile.

Nel caso di L. e della sua famiglia quale contesto contiene l’altro, dove si colloca il ritardo mentale?

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