Neuroscienze e Filosofia

Temi che da sempre sono stati considerati campo esclusivo della filosofia sono passati nel Novecento oggetto di ricerca delle neuroscienze, perdendo così il loro status speculativo Ci riferiamo a questioni fondamentali, come il cervello, la mente, la coscienza, le emozioni. Negli ultimi anni, le neuroscienze hanno “sferrato -scrive Dehaene- un massiccio attacco empirico” a questi problemi, trasformando un mistero filosofico in un fenomeno da laboratorio scientifico. Molti filosofi tuttavia continuano a credere che gli stati soggettivi, le nostre esperienze interne, non possono essere “ridotte” a indagine sperimentale. Lo stesso neuro scienziato John Eccles nel suo libro “L’io e il suo cervello” scritto in collaborazione con K. Popper dopo aver sostenuto la distinzione tra mente e cervello afferma, d’accordo con R.W. Sperry, che la mente è “irriducibile” a eventi neurofisiologici.
L’ipotesi riduzionista secondo cui la mente non è altro che un’attivazione neurale è “indimostrabile”, non è spiegabile neurologicamente. Altri autori non sono d’accordo con questa tesi e ritengono che sia possibile analizzare il pensiero e trasformare l’io, la soggettività, in una scienza.
Queste ipotesi hanno fatto emergere una branca di ricerca nelle riflessioni di alcuni neuro scienziati e filosofi, che viene chiamata “filosofia della neuroscienza”.
Allo sviluppo di questa nuova disciplina un notevole contributo viene dato da Juan José Sanguineti nel suo recente volume “Neuroscienza e filosofia dell’uomo” (Edizioni Santa Croce, Roma).
Invero, neuroscienze e filosofia hanno metodi propri, due approcci epistemologici differenti, spesso s’intrecciano, mentre i loro confini non sono definiti. La filosofia si occupa dell’essenza di questioni che riguardano l’esistenza, l’uomo, la natura dell’essere, la morale, allo scopo di approfondire e individuarne i principi universali. La filosofia va all’essenziale della vita e del mondo. Le scienze invece descrivono e spiegano fenomeni che cadono nel loro campo proprio di osservazione, cioè determinati campi della realtà nelle loro cause concrete attraverso l’analisi e l’applicazione di metodi teorici e sperimentali, senza tuttavia pervenire a norme e valori etici o chiarire che cosa sia la persona umana, il pensiero, la libertà. Abbiamo quindi una conoscenza scientifica e una conoscenza antropologica e filosofica delle cose.
Le scienze non possono sostituire la filosofia, non possono, ad esempio, capire e spiegare la rossità del rosso o il sorriso di una persona. Cercare nei sistemi neurali e nelle attività delle sinapsi la spiegazione e la comprensione radicale di tutte le cose significa cadere nel riduzionismo materialista e nel “neurologismo”. Sono nondimeno due discipline complementari, le quali sono caratterizzate da rapporti di integrazione, rapporti che vanno incoraggiati e potenziati in quanto rappresentano due saperi fondamentali nella vita.

Le neuroscienze costituiscono uno dei campi scientifici più avanzati. Finora i progressi sono straordinari e resi possibili grazie alle nuove metodiche di neuroimaging, le quali permettono di osservare regioni del cervello mentre il soggetto svolge compiti particolari, come leggere, parlare, ascoltare, muoversi, ecc., oppure in stato di riposo.
Le scoperte sono meravigliose, svelano un lato importante della natura umana, ma sono -sostiene Sanguineti- “parziali e non decisive”. Esse non rivelano lo “sfondo essenziale” della persona umana, né “chiariscono” il senso profondo della nostra esistenza. La chiave di volta per interpretare l’essenza dell’individuo, secondo il nostro autore, risiede nella riflessione filosofica. Il piano filosofico però deve legarsi a quello scientifico in un fecondo processo di collaborazione e integrazione. Entrambi sono saperi, espressione dello spirito umano.

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