Che ruolo hanno le emozioni nell’apprendimento
Le emozioni che proviamo innescano un apprendimento inconsapevole. Nasce da un evento determinante, da cui derivano una serie di pensieri ricorrenti legati a quell’esperienza. Pensiamo a un grande spavento e a cio’ che ci resta addosso: e’ l’esempio del morso di un cane, dopo il quale molte persone imparano a temere tutti i cani, anche quelli innocui. Un singolo episodio, caricato di emozione, diventa una regola implicita del nostro comportamento.
Possiamo quindi dire che le nostre emozioni sono una porta d’accesso a nuove forme di apprendimento. Il punto e’ che molte emozioni le proviamo in modo casuale, legate a eventi che accadono senza che ne prevediamo il verificarsi ne’ la nostra reazione emotiva. La domanda allora diventa: possiamo trasformare questo processo da casuale a consapevole? La risposta, secondo le neuroscienze e la pratica clinica, e’ si’.
Emozioni primarie ed emozioni secondarie
Conosciamo due grandi categorie di emozioni: primarie e secondarie. Le emozioni primarie sono legate a situazioni esterne e generano impulsi forti che percepiamo a livello fisico, come la paura, l’entusiasmo, la gioia. Le emozioni secondarie sono invece quelle che possono diventare costanti nella nostra quotidianita’: ansia, frustrazione, rimorso, ma anche speranza, gratificazione, perdono, gratitudine.
Proprio le emozioni secondarie sono quelle su cui possiamo lavorare per indurre una forma di apprendimento consapevole. Non le subiamo soltanto: possiamo imparare a riconoscerle, a coltivarle e a orientarle. E’ qui che si apre lo spazio del cambiamento personale.
L’apprendimento consapevole
Voler modificare un aspetto della propria vita non puo’ prescindere dall’apprendimento. Ottenere risultati nella sfera lavorativa, per esempio, non e’ separabile da una serie di pensieri e azioni che mettiamo in atto per arrivare a un obiettivo. Ma per avere pensieri fecondi dobbiamo prima imparare quali sono i pensieri capaci di innescare un cambiamento.
Quello che crediamo di noi stessi e’ determinante per stabilire come reagiremo alle avversita’ lungo il percorso che ci separa da cio’ che desideriamo. Iniziare a rivolgere pensieri diversi verso se stessi, provare le emozioni corrispondenti a quei pensieri e attuare un processo di immedesimazione nella nuova immagine di noi a cui vogliamo dare vita: e’ proprio questo che innesca cio’ che possiamo chiamare ruolo emotivo.
Il ruolo emotivo
Il ruolo emotivo e’ esattamente cio’ che vogliamo rappresentare in termini di emozioni secondarie. Percepire una maggiore autostima, che ci permetta di vederci nell’atto di affrontare con coraggio le difficolta’, ci consente di mettere in campo pensieri e strategie diverse rispetto a chi si sente sempre vittima degli eventi. Il ruolo emotivo e’ l’immedesimazione nelle emozioni che vogliamo vivere e di cui ci sentiamo privati a causa di fatti che non si sono ancora verificati.
Che si tratti del senso di solitudine nella sfera affettiva o dell’insoddisfazione in quella lavorativa, il procedimento non cambia. Porsi un obiettivo mentre ci si trova in uno stato di mancanza genera altra mancanza e moltiplica le occasioni di sbagliare. Cercare una persona che colmi la nostra solitudine ci espone al rischio di accontentarci di chiunque, pur di non restare soli. Allo stesso modo, cercare un avanzamento di carriera o un cambio di lavoro quando siamo profondamente insoddisfatti puo’ portarci a giudicare giusta una soluzione che in realta’ non fa per noi. Partire invece dalla conoscenza dell’emozione che ci manca, e procedere con l’immedesimazione nel ruolo emotivo, ci aiuta a valutare con lucidita’ i cambiamenti che ci si prospettano.
Perche’ funziona: dalla plasticita’ cerebrale alla percezione
Oggi sappiamo che molti dei nostri stati d’animo dipendono da abitudini sbagliate, innescate senza il nostro controllo a partire da un evento negativo che ha modificato il nostro modo di pensare e di agire. La buona notizia e’ che possiamo intervenire in modo consapevole. L’immedesimazione nel ruolo emotivo genera cambiamenti che si spiegano su due piani. Il primo e’ neuroscientifico: e’ la plasticita’ cerebrale, la capacita’ del cervello di riorganizzarsi in risposta alle esperienze e ai pensieri. Il secondo e’ empirico, legato a cio’ che accade quando modifichiamo la percezione della nostra realta’ oggettiva.
Sperimentare nel qui e ora l’emozione che pensavamo di poter provare solo dopo aver raggiunto un obiettivo avvicina il raggiungimento di quello stesso obiettivo. Cosi’ si aprono nuove possibilita’, che si manifestano come diretta conseguenza del cambiamento emotivo messo in atto. E’ il cuore del neuroteatro: interpretare il ruolo prima che la scena accada, per predisporre mente e comportamento al risultato che desideriamo.
Domande frequenti
Che cos’e’ il neuroteatro?
E’ un approccio che usa l’immedesimazione emotiva come strumento di cambiamento: interpretare, come un attore, il ruolo emotivo della persona che vogliamo diventare, sperimentando gia’ nel presente le emozioni collegate all’obiettivo che desideriamo raggiungere.
Qual e’ la differenza tra emozioni primarie e secondarie?
Le emozioni primarie sono impulsi forti legati a situazioni esterne e percepiti a livello fisico, come paura, entusiasmo e gioia. Le emozioni secondarie sono piu’ durature e quotidiane, come ansia, frustrazione, speranza, gratitudine e perdono, e sono quelle su cui possiamo lavorare consapevolmente.
Cosa significa immedesimarsi nel ruolo emotivo?
Significa provare gia’ oggi le emozioni che vorremmo vivere, invece di aspettare che gli eventi le producano. Partire dalla conoscenza dell’emozione che ci manca aiuta a scegliere con lucidita’ e a non prendere decisioni dettate dal senso di mancanza.
Perche’ provare un’emozione in anticipo aiuta a raggiungere un obiettivo?
Perche’ sperimentare nel qui e ora l’emozione legata a un traguardo ne avvicina il raggiungimento, aprendo nuove possibilita’. Il meccanismo si spiega con la plasticita’ cerebrale e con la modifica della percezione della nostra realta’.
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