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Differenza tra psicologo e psicoterapeuta

  • Redazione
  • Maggio 25, 2022
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  • Studi e Approfondimenti

Differenza tra psicologo e psicoterapeuta

In chiave generica, lo psicologo e lo psicoterapeuta si possono definire “i dottori della psiche”, in quanto studiano tutto ciò che concerne la sfera non materiale dell’individuo; ovvero ciò che è inerente alle funzioni celebrali, emotive e affettive. Vediamo le principali differenze tra questi due ruoli.

Psicologo e psicoterapeuta: due ruoli diversi

La funzione dello psicologo è di creare una connessione tra l’essere umano e il mondo esterno, tramite uno studio introspettivo del paziente, in un’ottica di prevenzione dei disturbi patologici, e migliorare i rapporti interrelazionali. Lo psicologo può operare a diversi livelli: da quello sportivo, a quello scolastico, o a quello aziendale. In ogni caso il suo compito è di promuovere lo sviluppo psicofisico del paziente, agendo sui pensieri e le emozioni.

La funzione dello psicoterapeuta è simile ma diversa allo stesso tempo: consiste sempre nella ricostruzione dell’io interiore del paziente, tuttavia tende non a “prevenire”, ma a “curare” un disturbo patologico già in atto (le due figure possono coincidere come nello psicoterapeuta Luca Saita )

Diversità formali e sostanziali

Una prima distinzione formale tra psicologo e psicoterapeuta concerne il percorso di studi intrapreso e il tirocinio svolto, al fine dell’iscrizione ai rispettivi albi professionali. lo psicologo, è necessaria la laurea in Psicologia, un tirocinio di un anno e il superamento dell’esame di Stato. Per lo psicoterapeuta è invece necessaria la laurea in Medicina o in Psicologia, seguita da una scuola di specializzazione, di durata almeno quadriennale.

Una seconda distinzione concerne le diversità sostanziali: lo psicologo si avvale di un supporto psicologico, ovvero dei colloqui, in cui si colgono “i segnali” relativi alla richiesta di aiuto del paziente Lo psicoterapeuta si avvale invece di strategie psicologiche, ovvero delle vere e proprie tecniche, elaborate al fine di curare malattie patologiche, come la nevrosi, la psicosi o i disturbi della personalità.

Tecniche della psicoterapia

Tra le tecniche usate dallo psicoterapeuta, la più nota è la psicoanalisi, o detta anche “teoria dell’inconscio”, scoperta nel 900′ da Freud: consiste nella rimozione di traumi, tramite il metodo catartico, un “viaggio” nella mente ove si rivivono le emozioni connesse a un ricordo.

L’individuazione del trauma, avviene in specifico tramite la terapia dinamico comportamentale, ovvero la ricostruzione dei sogni o la libera associazione dei pensieri, che mettono in relazione l’inconscio con il mondo esterno.

Se il trauma non può essere rimosso, si manifesta in una forma espressiva artistica anche detta “sublimazione”, o viene esteriorizzato in un sentimento, detto anche “transfert”, che il paziente manifesta verso lo psicoterapeuta.

Fasi della psicoterapia

In sintesi, la tecnica della psicoanalisi fornisce una soluzione al problema psicologico del paziente, come gli attacchi di panico, tramite la terapia cognitivo comportamentale. Questa terapia è basata sulla prima fase di “valutazione iniziale”, ove si individua il fatto che genera ansia e una successiva di “psico-educazione”, con cui si educa il paziente a comprendere l’innocuità del fatto.

Poi vi è la terza fase, ovvero la “ricostruzione cognitiva”, in cui si individua il motivo che innesca dei pensieri non reali; e l’ultima fase di “esposizione”, in cui si riproduce le circostanze che generano l’ansia.

Altre tecniche dello psicoterapeuta

Tra le altre tecniche, vi è la psicoterapia sistemico-familiare, che studia il sistema complesso della famiglia, mettendo in relazione “una parte col tutto”, il singolo con la famiglia, risolvendo problemi all’interno del nucleo familiare.

L’ultima tecnica usata dallo psicoterapeuta è la psicoterapia di gruppo, teorizzata da Pratt, nel primo 900′: grazie a questa terapia, in specie nel suo modello dinamico, si studia il problema del singolo, e nel suo approccio cognitivo-comportamentale, tramite “il fenomeno dell’eco”. Si può così in un prolifico scambio di opinioni, imparare dagli errori degli altri e dalle diversità e si può evincere che non si è poi così diversi.

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