Tu chiamale se vuoi emozioni: il video premiato dagli studenti
Inizia con le parole di una celebre canzone il video intitolato “Tu Chiamale se Vuoi Emozioni”, realizzato dagli studenti della classe 4a B del liceo Scientifico Classico Torricelli di Somma Vesuviana, in provincia di Napoli, coordinati dalla docente Attilia D’Avino. Un lavoro nato in classe, pensato per raccontare in pochi minuti un tema che riguarda tutti e che la scienza studia da oltre un secolo: la vita emotiva.
Il video ha conquistato il primo posto tra i tanti elaborati in gara, provenienti da tutta Italia, con la premiazione a Roma. Un riconoscimento importante, perché arriva da un progetto che mette al centro proprio la capacità degli studenti di appropriarsi dei temi scientifici e di comunicarli agli altri con un linguaggio fresco e personale.
Il progetto Be Scientist! di Adamas Scienza
Il video ha gareggiato nell’ambito del progetto Be Scientist! di Adamas Scienza, un’iniziativa che mira a promuovere la cultura scientifica e che si rivolge agli studenti delle scuole superiori. L’idea di fondo è semplice e potente: non limitarsi a studiare la scienza sui libri, ma viverla, indagarla e restituirla al pubblico diventandone divulgatori.
Il progetto è collegato ad alcuni dei principali eventi internazionali di diffusione della cultura scientifica: la Brain Awareness Week, la settimana mondiale dedicata alla conoscenza del cervello, e l’Unistem Day, la giornata dedicata alle cellule staminali. In queste occasioni gli studenti coinvolti hanno un ruolo chiave, presentando il loro elaborato conclusivo e conducendo in prima persona parte degli eventi. Scegliere le emozioni come tema, in un contesto legato alle neuroscienze, non è casuale: poche cose ci riguardano tanto da vicino e poche cose, allo stesso tempo, sono così radicate nel funzionamento del cervello.
Che cosa sono le emozioni
Le emozioni sono risposte rapide e complesse dell’organismo a ciò che accade dentro e fuori di noi. Non sono semplici stati d’animo vaghi: coinvolgono in modo coordinato il corpo, la mente e il comportamento. Quando proviamo un’emozione, il cuore può accelerare, il respiro cambia, i muscoli si tendono o si rilassano, l’espressione del viso si modifica e la nostra attenzione si sposta su ciò che conta in quel momento.
Dal punto di vista scientifico, un’emozione mette in moto tre componenti che lavorano insieme. La prima è fisiologica, cioè l’insieme delle reazioni del corpo, dal battito cardiaco alla sudorazione. La seconda è espressiva, ovvero il modo in cui l’emozione diventa visibile agli altri attraverso il volto, la voce e la postura. La terza è soggettiva, cioè l’esperienza personale che ciascuno vive e a cui dà un nome. È proprio questa dimensione soggettiva che gli studenti hanno provato a raccontare: come si sente un’emozione da dentro.
Le emozioni primarie
Molti studiosi concordano nell’individuare un piccolo gruppo di emozioni di base, universali e riconoscibili in ogni cultura del mondo. Si parla in genere di gioia, tristezza, paura, rabbia, sorpresa e disgusto. Sono le stesse emozioni che compaiono nel video degli studenti e che, non a caso, ritroviamo fin dai primi mesi di vita: un neonato sa già esprimere disagio, sorpresa e piacere molto prima di saper parlare.
Da queste emozioni fondamentali ne derivano molte altre, più sfumate e legate alla vita sociale, come la vergogna, l’orgoglio, la gratitudine o il senso di colpa. La ricchezza della nostra vita emotiva nasce proprio dalla combinazione di queste tinte di base, un po’ come accade con i colori primari da cui si ottengono infinite sfumature.
Il cervello delle emozioni
Le neuroscienze hanno mostrato che le emozioni non sono un accessorio della mente razionale, ma una parte essenziale del modo in cui il cervello funziona e decide. Al centro di questo sistema c’è un insieme di strutture profonde, spesso indicate come sistema limbico, che elabora ciò che ci accade attribuendogli un valore: piacevole o spiacevole, sicuro o pericoloso.
Una delle strutture più studiate è l’amigdala, una piccola area a forma di mandorla che agisce come una sorta di sentinella. È l’amigdala a farci sobbalzare per un rumore improvviso prima ancora di aver capito che cosa lo abbia provocato: reagisce in fretta, perché nel corso dell’evoluzione una risposta rapida alla paura poteva fare la differenza tra la vita e la morte. Accanto ad essa lavorano altre strutture legate alla memoria e alla regolazione del corpo, che spiegano perché certi ricordi restino così intrecciati alle emozioni che li accompagnavano.
Emozione e ragione lavorano insieme
A moderare e dare senso a queste risposte immediate interviene la corteccia prefrontale, la parte più evoluta del cervello, situata dietro la fronte. È qui che l’emozione grezza viene interpretata, controllata e trasformata in una risposta più adatta al contesto: possiamo sentire rabbia e decidere di non reagire d’impulso, possiamo avere paura e scegliere comunque di affrontare una prova. Questo dialogo continuo tra le aree emotive e quelle razionali spiega perché emozione e ragione non siano nemiche, ma due facce dello stesso processo. Le persone che, a causa di lesioni cerebrali, perdono la capacità di provare emozioni fanno enorme fatica anche a prendere decisioni semplici: senza il segnale emotivo, ogni scelta diventa un calcolo interminabile.
Perché far raccontare le emozioni agli studenti
Un progetto che chiede ai ragazzi di mettere in scena le emozioni ha un valore che va oltre la semplice divulgazione. Riconoscere ciò che si prova, dargli un nome e saperlo comunicare è il cuore di quella che gli psicologi chiamano competenza emotiva o alfabetizzazione emotiva. Diverse ricerche mostrano che gli studenti capaci di riconoscere e gestire le proprie emozioni tendono a stare meglio, a costruire relazioni più solide e ad affrontare con più equilibrio anche lo studio e le prove scolastiche.
L’adolescenza, in particolare, è una stagione in cui il cervello emotivo è in piena trasformazione e le emozioni si vivono con un’intensità nuova. Offrire ai ragazzi un linguaggio, e strumenti creativi come un video, per esplorare questo mondo interiore significa aiutarli a comprendersi meglio. Il fatto che siano stati proprio degli studenti a raccontare le emozioni, e a farlo così bene da vincere un premio, dimostra che la scienza può nascere anche dall’esperienza diretta e dalla voglia di condividerla.
Domande frequenti
Quali sono le emozioni di base?
Gli studiosi individuano in genere sei emozioni primarie universali, riconoscibili in tutte le culture: gioia, tristezza, paura, rabbia, sorpresa e disgusto. Da queste derivano emozioni più complesse e legate alla vita sociale, come vergogna, orgoglio, gratitudine e senso di colpa.
Quale parte del cervello controlla le emozioni?
Le emozioni nascono soprattutto nel sistema limbico, un insieme di strutture profonde tra cui spicca l’amigdala, che reagisce rapidamente a ciò che percepiamo come pericoloso. La corteccia prefrontale interviene poi per interpretare e regolare queste risposte, permettendoci di adattarle al contesto.
Perché è importante l’educazione emotiva a scuola?
Imparare a riconoscere, dare un nome e gestire le proprie emozioni aiuta gli studenti a stare meglio, a costruire relazioni più sane e ad affrontare con più equilibrio lo studio. È una competenza che la ricerca collega al benessere e ai risultati scolastici, e che progetti creativi come i video realizzati in classe contribuiscono a sviluppare.
Che cos’è il progetto Be Scientist!?
Be Scientist! di Adamas Scienza è un’iniziativa rivolta agli studenti delle scuole superiori che promuove la cultura scientifica trasformando i ragazzi in divulgatori. È collegato a eventi internazionali come la Brain Awareness Week, dedicata al cervello, e l’Unistem Day, dedicata alle cellule staminali.