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Il lato positivo della depressione

Abstract 

Un argomento di rilevanza mondiale che negli ultimi anni spesso si è appropriato di diversi palcoscenici è il disturbo depressivo. Il vasto interesse si evidenzia nell ’ampia diffusione di libri sull’ argomento e nel gran numero di articoli pubblicati sui settimanali e sulle riviste, anche non specialistiche.

Dal punto di vista epidemiologico la depressione è la prima causa di disfunzionalità nei soggetti tra i 14 e i 44 anni di età, e si stima che il range, tra anno minimo e anno massimo, si allargherà sempre di più.

Le maggiori scuole dello studio e del trattamento dei disturbi emotivi, come la neuropsichiatria tradizionale, la psicoanalisi, e la terapia del comportamento, mantengono le loro differenze originali nella struttura teorica e negli approcci clinici e sperimentali del problema, ciò nonostante condividono generalmente un’assunzione di base: la persona disturbata emotivamente è vittima di forze “nascoste” sulle quali essa non ha alcun controllo.

Se supponessimo, invece, che il paziente abbia a disposizione varie tecniche razionali da utilizzare, con appropriate istruzioni, contro gli elementi di disturbo della sua coscienza potremmo affrontare i disturbi emotivi in modo completamente differente, dicendola alla Beck che “l’uomo possiede la chiave della comprensione e della soluzione del suo disturbo psicologico entro il campo della sua coscienza“. Quindi può correggere le errate concezioni  che producono il disturbo emotivo con lo stesso metodo usato per risolvere i problemi durante i vari stadi del suo sviluppo. Senza dimenticare che ogni serratura ha la sua giusta chiave.

 

In diverse forme, la depressione interessa quindici milioni di italiani. Ossia circa il 25% della popolazione. Nel mondo le cifre si aggirano intorno ai 122 milioni.  C’è però un nuovo punto di vista sulla questione, che sta portando diversi studiosi a rivalutare alcuni aspetti di una patologia che riveste sempre di più il ruolo di un epidemia.

Guardando la diffusione della depressione in chiave evoluzionistica, alcuni psichiatri e psicologi sono arrivati a ipotizzare che anche questo male abbia una sua, per quanto dolorosa, funzione. Ossia spingere gli individui a concentrarsi sui propri problemi, per cercare di trovarvi una soluzione. La depressione sarebbe in questo senso come la febbre, così definita in un articolo del New York Times Magazine, una sorta di reazione che aiuta il sistema immunitario ad adattarsi a una situazione problematica, e dunque a reagire.

Di fondamentale importanza non dimenticare che la depressione rimane una patologia a tutti gli effetti la quale può creare anche invalidità. Andrebbe diagnosticata e curata con un approccio integrato. La diagnosi precoce ne aiuta il decorso, poiché la persona depressa ha ancora una fonte di energia vitale spendibile in un ipotetico percorso di riabilitazione.

Una domanda affascinante e paradossale allo stesso tempo, la quale ha destato l’interesse di molti studiosi, consiste se sia possibile vedere la depressione in un ottica di risorsa e quindi se una patologia così invalidante possa essere “trasformata” in risorsa. Di sicuro possiamo affermare che la consapevolezza dei propri limiti e la lettura attenta delle situazioni difficili, favorisce la gestione dei momenti critici, a differenza delle numerose, forse troppe, aspettative che una mente umana, considerata “sana”, si prefigge.

Uno dei primi a favore di una lettura positiva della depressione è stato il ricercatore americano Paul W. Andrews secondo il quale potremmo vedere alcune forme di depressione come “uno stato naturale e benefico, seppur doloroso, in cui il cervello è al lavoro per fare fronte naturalmente allo

stress: in effetti si dibatte molto se considerare la depressione un vero disturbo, come credono buona parte dei clinici e la maggior parte dell’establishment psichiatrico, o un adattamento evolutivo che fa qualcosa di utile…”.

Dal frutto degli studi di Andrews nasce una forma di pensiero molto particolare la “ruminazione mentale”, ossia il continuo rimuginare sui problemi che caratterizza l’attività mentale della persona depressa; il  tutto al fine di impedire distrazioni a quest’ultima, tenendo la sua attenzione concentrata sulla situazione problematica da risolvere o da accettare.

La persona viene messa di fronte alle sue debolezze e difficoltà e la mente tenta di superarle attraverso uno stato di chiusura che contraddistingue la depressione, ovvero attraverso la concentrazione su se stessi. Ovviamente tutto ciò non spazza via la sofferenza legata alla patologia che rimane invariata, però si ipotizza che questa sia utile per imparare dai propri errori rivolgendo l’importanza alle cose di cui si ha realmente bisogno.

Alcuni studiosi hanno parlato di realismo depressivo descrivendo con tale termine il fatto che i soggetti depressi hanno una visione più realistica delle cose. A tal proposito sono stati effettuati una serie di test, in cui le persone depresse hanno ottenuto, rispetto al campione, punteggi più alti avendo come riferimento la capacità di analisi realistica e la consapevolezza al verificarsi dei problemi.

La depressione è parte integrante dell’esperienza affettiva di molte persone, e il suo carico di dolore non debba essere rimosso ma trasformato in un’opportunità di riscatto. Più facilmente di quanto si possa credere”(I. Castaldi).

Riconducendo il concetto di depressione a quello di realtà, nel corso della vita molte persone possono ritrovarsi a sfiorare sintomi depressivi in relazione a determinati eventi. Le persone, infatti, possono essere ottimiste su taluni aspetti della propria esistenza e vivere in modo depressivo altri. Le persone che sono veramente depresse vedono le cose da un’ottica negativa, finanche la felicità è una gioia di durata breve.

Il concetto di depressione realistica è fondato sull’esistenza di una linea sottile tra la depressione e la realtà. È considerato realista colui che vede la vita i modo estremamente semplice, in una situazione di assenza di speranza, ad esempio, un realista non vedrà alcuna speranza, a differenza degli ottimisti i quali raramente sono depressi e inoltre vedono il mondo con molta speranza, guardando il lato positivo delle cose.

La realtà è comunque un insieme di aspetti buoni e aspetti negativi. La depressione è probabilmente il vertice più basso di visione negativa. I realisti vedono le cose per ciò che sono, quindi possono essere considerati individui né troppo positivi e né troppo negativi. Il realismo depressivo potrebbe quasi essere considerato un modo di pensare e di comportarsi.

William George Ward diceva “Il pessimista si lamenta del vento, l’ottimista spera che cambi, il realista sistema le vele”.

Possiamo aggiungere, infine, che anche il tempo sembra giocare un ruolo importante nel processo depressivo, infatti le persone che presentano una forma di depressione lieve sono tendenzialmente portate a sottovalutare i loro talenti. Una ricerca condotta dall’Università di Hertfordshire ha mostrato che le persone depresse sono più precise per ciò che concerne il tempo, avendo una percezione dello stesso più accurata.

Per le persone depresse il tempo sembra trascorrere lentamente, ed è forse questa la chiave che permette di aprire a nuove constatazioni, infatti le persone moderatamente depresse tendono a concentrare la propria attenzione sul tempo e molto meno sulle influenze esterne avendo un buon grado di chiarezza di pensiero che richiama proprio il concetto di realismo depressivo.

Nella ricerca dell’Università di Hertfordshire, i volontari  esplicitavano stime sulla lunghezza di diversi intervalli di tempo compresi tra due e sessantacinque secondi. Le persone moderatamente depresse, a  differenze di quelle non depresse, hanno dimostrato un’accuratezza superiore.

Tali risultati possono essere utilizzati al fine di perfezionare e migliorare i trattamenti per coloro che soffrono di un disturbo depressivo, partendo, perché no, dal grado di consapevolezza. Poiché la consapevolezza del limite non è mai un limite.

 

 

Riferimenti bibliografici

“Riparto da me. Trasformare il mal di vivere in una opportunità per sé”, Castaldi I. Feltrinelli, Milano 2012

“L’autoterapia razionale- emotiva. Come pensare in modo psicologicamente efficace”, Ellis A. Centri Studi Erickson Trento 2015

Journal.frontiersin.org/article/10.3389/fpsyg.2011, Frontiers in PSYCHOLOGY 7 Luglio 2011

“Positive Illusions and Well-Being Revisited Separating Fact From Fiction” New Scientist A.P.A. 1994 Graham Lawton,

“Time Perception and Depressive Realism: Judgment Type, Psychophysical Functions Bias”, Diana E. Kornbrot, PLOS one 2013