Conosciamo la gelotologia
Ridere, sorridere: sono stati emotivi legati al benessere, alla gioia, alla serenità, all’umore allegro, al piacere, alla gratificazione; sono reazioni istintive incondizionate, che “sorgono, come mostrano le scoperte delle neuroscienze, dalle antiche regioni del cervello dei mammiferi” e che hanno effetti benefici sull’organismo. Il riso può essere “indice” di momenti terapeutici di “grande valore”, permettendo di far passare un paziente da sentimenti negativi e disperazione a periodi caratterizzati da emozioni positive e piacevoli, che influenzano i processi mentali superiori. È stato osservato che provocare una “risata” nei ratti si accompagna alla nascita di nuovi neuroni.
I più recenti studi condotti con le metodiche di brain imaging mostrano gli effetti di sedazione neuromotoria e antidolorifici del riso, del sorriso e dell’umorismo in opposizione all’ansia, alla paura e all’allarme. Sono una modalità per affrontare le tensioni e le inquietudini della vita quotidiana e come rimedio alla sofferenza e all’angoscia. Ridere stimola poi la produzione di endorfine e di altri oppioidi, che sono chiamati sostanze del piacere e del benessere e che sostengono le difese immunitarie.
Il riso nel pensiero filosofico e letterario
Il tema del riso è presente in tutte le culture e ha suscitato fin dall’antichità l’interesse di filosofi e scrittori. Aristotele dedica il secondo libro della “Poetica” al riso, un esercizio fisico “prezioso” per la salute e nei rapporti interpersonali. I primi studiosi a rilevare gli aspetti positivi di queste emozioni sono stati Ippocrate e Galeno (V e IV sec. a.C.), mostrando che il riso libera “solo sostanze benefiche”, le quali hanno la capacità di “migliorare o peggiorare il decorso della malattia, e quindi della salute”.
Le definizioni al riguardo sono molteplici. Rabelais ha scritto che “rider è cosa umana” e gli uomini sono tanto migliori quanto più allegri, e meritano il cielo se sanno goderselo (J. Paul). A sua volta, Lessing ha sostenuto: “Che cosa può vedere più volentieri il Creatore di una creatura lieta?”. L’allegria è uno stato dell’animo che “cresce e sostiene la forza del corpo”, precisa Spinoza, “ad agire, la tristezza è al contrario uno stato d’animo che diminuisce e ostacola la forza ad agire”. La risata, afferma Kant, ha una funzione terapeutica che genera “armonia” e contiene “una carica di tensione”, ovvero, aggiunge Spencer, di “emozioni e sensazioni”. Freud attribuisce un fascino particolare al motto di spirito, il quale è legato a profonde pulsioni inconsce e sessuali. Successive ricerche psicoanalitiche aggiungono che la risata è un meccanismo psicologico di difesa, ed è salutare, poiché consente la liberazione delle tensioni emotive e dei sintomi nevrotici.
Le prove dalle neuroscienze
Numerosi studi hanno confermato queste intuizioni psicoanalitiche, filosofiche e letterarie, mostrando che il riso ha una dimensione biologica, innata nella specie umana. Darwin ritiene che il sorriso “deriva” dalla mimica facciale dei primati e che le grandi scimmie “producono” vocalizzazioni simili al riso quando giocano o viene fatto loro il solletico.
Ci sono prove neuroscientifiche che indicano come “vocalizzazioni simili al riso siano emesse da molti mammiferi, oltre agli uomini” (Ross). Queste scoperte dimostrano poi che gli squittii simili al riso sono un “indicatore primario”, per Panksepp, della giocosità nei ratti. La ricerca ha inoltre evidenziato che gli animali che mostrano molti squittii sono più felici e vivono un’esperienza molto piacevole, mentre quelli che non squittiscono molto esibiscono un “affetto negativo” e una “predisposizione alla depressione” (Burgdorf). Un’altra scoperta neuroscientifica riguarda il fatto che provocare nei ratti una “risata” può accompagnarsi alla nascita di nuovi neuroni nell’ippocampo. Con ciò si mostra che il riso non è un fenomeno esclusivamente umano. Le sensazioni piacevoli inoltre si accompagnano al rilascio nel cervello di endorfine e altri oppioidi, i quali riducono la stimolazione stressogena, il dolore fisico e psicologico, cambiano la chimica del sangue e hanno un effetto calmante, antidolorifero, euforizzante e immunostimolante.
Le emozioni positive indotte dal riso si associano a livelli più elevati di serotonina e dopamina, che creano appagamento, sedazione neuromotoria, buon umore, gratificazione e benessere.
Dalla gelotologia alla terapia del sorriso
Le ricerche in materia suscitano un notevole interesse, dando vita alla cosiddetta “terapia del sorriso”, ovvero alla “clown terapia”, una tecnica di sostegno praticata sia in strutture ospedaliere che in case di riposo, orfanotrofi, case famiglia e centri diurni, allo scopo di alleviare sofferenza, stati d’ansia e di depressione e migliorare la qualità di salute dell’individuo e della comunità.
La “terapia del sorriso” si diffonde negli anni Settanta prima negli Stati Uniti e successivamente negli ospedali europei.
Da questo crescente interesse per i benefici della risata nasce la “gelotologia” (dal greco gelos, riso, e logos, scienza), una disciplina che trae origine da una nuova scienza medica, la “psiconeuroendocrinoimmunologia” (P.N.E.I.).
Il primo scienziato a indagare sui processi fisiologici e sugli effetti della risata è stato William Fry, misurando l’accelerazione del battito cardiaco e della circolazione arteriosa. Ulteriori ricerche descrivono come la figura del clown dottore sia in grado di indurre emozioni positive, ridurre ansia, stress e altre emozioni negative e creare un’atmosfera positiva nell’ambiente sanitario, migliorando la qualità della vita.
La formazione del clown comprende un approccio multidisciplinare (psicologia e pedagogia). La prima Clown Care Unit (CCU) viene fondata nel 1986 a New York. Successivamente sorgono numerose organizzazioni analoghe in molti Paesi dell’Europa, compresa l’Italia.
Tra le diverse metodologie di applicazione della gelotologia citiamo il metodo dello “Yoga della risata” e quello della “Comicità e Salute”, basati sul valore attribuito alle emozioni positive. In questa attività lavorano i “clown professionisti”, che si sono formati attraverso un lungo percorso di studi, e i “volontari”, chiamati anche animatori socio-sanitari.
In Italia, la prima legge che attribuisce un riconoscimento giuridico a questa figura è entrata in vigore il 5 gennaio 2017. Con il termine “clownterapia” o terapia del sorriso si intende, stabilisce la norma, “la possibilità di utilizzare, attraverso l’opera di personale medico, non medico e di volontari appositamente formati, il sorriso e il pensiero positivo a favore di chi soffre un disagio fisico, psichico o sociale”.
Domande frequenti
Che cos’è la gelotologia?
È la disciplina che studia il riso e i suoi effetti sull’organismo. Il nome deriva dal greco gelos (riso) e logos (scienza) e si collega alla psiconeuroendocrinoimmunologia, il campo che indaga i rapporti tra stati mentali, sistema nervoso, sistema endocrino e sistema immunitario.
Quali effetti ha il ridere sull’organismo?
Gli studi con tecniche di brain imaging descrivono effetti di rilassamento e di riduzione della tensione, associati al rilascio di endorfine e a livelli più elevati di serotonina e dopamina. Si tratta di effetti che favoriscono il buon umore e il benessere, ma che vanno letti come sostegno alla qualità della vita e non come cura di una malattia.
Che cos’è la terapia del sorriso o clown terapia?
È una tecnica di sostegno praticata in ospedali, case di riposo e centri diurni, in cui operatori formati usano il sorriso e il gioco per alleviare ansia, stress e sofferenza. Nasce negli Stati Uniti negli anni Settanta e si diffonde poi in Europa, con la prima Clown Care Unit fondata a New York nel 1986.
La terapia del sorriso è riconosciuta in Italia?
Sì. In Italia una legge entrata in vigore il 5 gennaio 2017 riconosce giuridicamente la clownterapia, definita come l’impiego del sorriso e del pensiero positivo, da parte di personale formato, a favore di chi vive un disagio fisico, psichico o sociale.